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Il vicolo cieco: meglio perseverare o mollare tutto?

Cos’è il Il Vicolo cieco di Seth Godin?

Il vicolo cieco è un libro agile, suddiviso in quattro parti:

  • Pochi sanno che essere i migliori del mondo è terribilmente importante
  • Se non puoi diventare il migliore del mondo ti conviene mollare subito
  • I migliori del mondo?
  • Investire troppo per diventare leader di mercato è quasi impossibile

Il testo si propone come manuale di sopravvivenza per chi vuole fare della propria storia una storia di successo. Un testo motivazionale e strategico, una guida alla propria crescita personale e professionale, sia che stia pensando di mettersi in proprio, intraprendere una nuova carriera da freelance, cambiare lavoro oppure semplicemente strategia con la quale conquistare il mercato.

I capitoli sono brevi e spesso intitolati con frasi che risuonano ora come aforismi ora come quesiti a cui Godin fa seguire una soluzione rapida, immediata perché chi legge possa realmente trasferire i consigli del libro nella propria vita reale.

Il ragionamento, che scorre fluido –con un andamento per così dire circolare– e che nutre le parole di Godin, poggia su tre pilastri, tre concetti fondamentali.

  • Il fossato
  • Il vicolo cieco
  • Il salto

Soggiace ai suddetti pilastri e insieme li connette, la frase “non mollare mai”: per l’autore una delle frasi più incomplete e assurde mai pronunciate. Un consiglio assurdo di “una insensatezza abissale” che dovrebbe essere corretto in:

Non mollare mai ciò che racchiude un grande potenziale per il futuro solo perché non reggi lo stress del presente.

Fatte queste premesse e recepito che mollare non è un peccato mortale, ma qualcosa da effettuare con e come strategia, dobbiamo sapere inoltre che solo “Pochi sanno che essere i migliori del mondo è terribilmente importante” –frase che si erge, come visto, a titolo della prima parte del testo. Pertanto:

Come diventare il migliore nel proprio campo?

Tutti, prima o poi, mollano, desistono, si tirano indietro, ma spesso lo fanno nel modo sbagliato. Esistono professioni e mercati che prosperano grazie al fatto che molti lasciano – la società stessa si basa sul presupposto che finiremo con il farlo. Ma vi dirò di più: le aziende e le organizzazioni ci contano. … se impariamo a riconoscere i sistemi messi in atto per indurci a mollare, saremo in condizioni migliori per poterli sconfiggere. E se conosciamo la tipica situazione in cui la maggior parte di noi decide di ritirarsi … abbiamo uno strumento in più per superarla e uscirne vincenti.

Sette motivi che possono impedirvi di diventare i migliori del mondo

1.​Non avete più tempo (e mollate).

2.​Non avete più denaro (e mollate).

3.​Avete paura (e mollate).

4.​Non la prendete abbastanza seriamente (e mollate).

5.​Perdete interesse, entusiasmo o vi accontentate di essere mediocri (e mollate).

6.​Pensate a breve e non a lungo termine (e mollate quando il breve termine presenta troppe difficoltà).

7.​Volete essere i migliori del mondo nell’attività sbagliata (per la quale non possedete il talento necessario).

Il valore sorprendente di essere i migliori del mondo

Essere i migliori del mondo significa immergersi in una minoranza eccezionale, dove lo spazio è esiguo, scarso. Una posizione dal valore sorprendente determinata dalla scarsità.

Da che cosa deriva la scarsità?

Deriva dagli ostacoli approntati dai mercati e dalla società. Deriva dal fatto che la maggior parte dei concorrenti molla prima di avere creato qualcosa che la collochi in vetta. Così, almeno, si suppone che sia, e su questo si basa il sistema.

È appunto la scarsità a rendere profittevole la posizione del migliore.

Godin ci invita a capire però che in questo contesto non si parla di mondo in senso assoluto, quanto di un concetto soggettivo, egoista e allo stesso tempo flessibile determinato dall’esterno;per esempio, se parliamo di mercato: dal consumatore. È quindi, il mondo un concetto flessibile perché nell’attuale contemporaneità frammentata in micromercati, ogni micromercato offre i suoi prodotti migliori.

Di conseguenza anche il concetto di migliore è soggettivo e determinato dal consumatore che decide le sue preferenze, la sua convenienza.

Il mercato di massa sta scomparendo. Non esistono più la canzone migliore o il miglior caffè in assoluto, ma esiste un milione di micromercati ognuno dei quali possiede il proprio prodotto (o servizio o persona) migliore. Se il vostro micromercato è quello dei «prodotti biologici dell’Isola di Pasqua», il vostro mondo è quello, ed è lì che dovete essere i migliori.

Dunque, secondo Seth Godin, se si rimane frustrati nel tentativo di essere i migliori e se non si risponde in maniera positiva alla domanda “È davvero il meglio che so fare?”:

Bisogna mollare qualcosa!

Rifiutare il compromesso, evitare di accontentarsi. La specificità della ricerca della propria posizione d’eccellenza inoltre entra in diretta contrapposizione con l’idea che bisogni davvero essere bravi in tutto. No, secondo Godin, non si può realmente esserlo e pertanto bisogna cercare, attraverso il “mollare strategico” la propria massima abilità in un settore specifico della propria vita personale e soprattutto professionale.

Per provare a eccellere è necessario essere consapevoli delle proprie potenzialità, delle proprie risorse. È qui che Godin introduce il vero concetto cardine del libro tra i tre elencati in precedenza. Un concetto che non è il vicolo cieco, quanto il suo opposto: il fossato.

In accordo con l’autore tutto ciò che nella vita vale la pena affrontare si regola col grafico del fossato.

Cos’è il fossato?

Per Seth Godin il fossato è idealmente costituito da tutte le barriere che una società, un sistema, un mercato, un settore specifico del mondo del business crea per far emergere solo chi riesce realmente a resistere, a perseverare con profitto nella propria idea e uscirne indenne.

Il fossato con le sue difficoltà dunque genera la già citata scarsità necessaria per emergere. In pochi resistono, in pochi hanno successo, soltanto i migliori. Perciò, quando si inizia una qualunque attività, in accordo col grafico del fossato, in generale, dopo un inizio positivo si incontrano delle difficoltà –le barriere di cui sopra– che ci fanno precipitare nel fossato. Un fossato dove è ancora meglio calarsi volontariamente, con cognizione di causa, per poterlo rivoluzionare, per poter cambiare le sue regole interne e uscirne fuori.

Dove si trova il fossato?

I fossati si trovano nei luoghi in cui è più probabile che organizzazioni e singoli individui mollino, rinuncino, abbandonino. Quando vediamo avvicinarsi uno di questi fossati, ci sentiamo indotti a compiere una scelta. Possiamo decidere (in anticipo) di fare tutto ciò che occorre per attraversarlo e riemergere sulla sponda opposta, sapendo che incontreremo mille difficoltà, o possiamo decidere di rinunciare prima di entrarvi. Abbandonare quando si è nel fossato è assolutamente sconsigliabile.

8 tipologie di fossato secondo Seth Godin:

1 Fossato della produzione

2 Fossato delle vendite

3 Fossato della formazione

4 Fossato del rischio

5 Fossato delle relazioni

6 Fossato concettuale

7 Fossato dell’ego

8 Fossato della distribuzione

In questo senso, definiti il fossato e le sue tipologie:

Cos’è il vicolo cieco?

Il vicolo cieco o cul de sac si presenta quando in qualunque settore professionale o personale o formativo ci si trovi, si lavora tanto ma non si ottengono mai risultati eccellenti, si rimane bloccati in un circolo vizioso ristagnante: la mediocrità.

Cos’è il salto?

Un altro elemento che può portarci all’insuccesso è il “salto“, elemento che Godin connota come “raro e spaventoso”: una situazione che non si può mollare fino a quando non precipita.

Ricapitolando:

L’incapacità di mollare una curva (vicolo cieco) o la sua impossibilità (salto) porta dunque all’insuccesso. Di conseguenza:

  • bisogna perseverare nei fossati che possono portarci al successo e mollare “strategicamente” i vicoli ciechi per reimpiegare positivamente le nostre risorse.
  • Bisogna necessariamente incanalare le risorse e la mente verso l’idea di essere il migliore. In caso contrario si cade nella mediocrità. Di nuovo, nel vicolo cieco.

In definitiva è solo il fossato “il luogo del successo”:

Se non lo avete ancora capito, il fossato è il segreto del vostro successo. Chi è determinato a compiere il lungo e faticoso percorso per risalire sulla sponda opposta – chi investe il tempo, le energie e l’impegno necessari a superarlo – è destinato a diventare il migliore del mondo. Così facendo, sconvolge il sistema perché, … anziché fare giusto un po’ meglio della media e accontentarsi di ciò che ha, accetta la sfida. Per un motivo o per l’altro, rifiuta di abbandonare l’impresa e prosegue lungo il fossato fino a risalirne dal lato opposto.

In mezzo alle barriere, alle difficoltà di scelta, viene da chiedersi:

Come si fa a perseverare?

Si sceglie di essere coraggiosi. Perseverare fino a risalire il fossato e prendere i benefici della scarsità è la scelta coraggiosa che permette il successo. Le avversità del fossato sono opportunità. E le avversità mollate per strada sono opportunità perse.

In questo senso se il fossato è nelle nostre corde, ma siamo in difficoltà, Godin ci invita a non cambiare strategia di continuo, ma appunto a perseverare e focalizzarci sui benefici futuri.

L’autore usa la metafora del picchio che batte il proprio becco sempre nello stesso punto per consigliarci di essere maniacali nel perseguire il nostro obiettivo: prima di entrare in nuovi mercati dovremmo sempre controllare se si può o meno affrontare il fossato del mercato in cui siamo già presenti.

Ancora una volta però nel testo, parlando di perseveranza, ricorre l’idea contraria, il mollare strategico, da intendersi paradossalmente come ulteriore carta segreta per accedere al successo:

Il «mollare strategico», più propriamente detto «abbandono strategico», è il segreto delle organizzazioni di successo. Il «mollare reattivo e seriale», o se preferite «abbandono reattivo e seriale», è l’errore fatale di chi si sforza di realizzare un obiettivo e non ci riesce. È ciò che fa la maggior parte della gente: molla quando è in difficoltà e persevera quando tutto va bene.

E, di conseguenza, rinviene come un boomerang, nel percorso circolare disegnato dalle parole di Godin, l’analisi della paura di mollare:

Tale paura di mollare infatti può condizionare il mollare strategico e portare a preferire il rimanere mediocri alla totale sconfitta, accettando come un fatto ineluttabile la possibilità di non essere i migliori. Pertanto si finisce per rimanere in un fossato troppo profondo che, come abbiamo visto, diventa un vicolo cieco che non ci aiuta a sfruttare le nostre vere competenze.

In realtà se non si è in grado di superare il fossato meglio nemmeno provarci. Mollare a metà del fossato è una decisione miope e negativa.

Bisogna sempre decidere in anticipo quando mollare. Definire la strategia di abbandono prima che sopraggiunga il disagio. Capire in anticipo i propri limiti. Questo perché, se si varca la soglia di in un mercato troppo vasto, magari troppo affollato rispetto alle risorse di cui si dispone, il nostro messaggio è condannato a perdersi. Gli sforzi messi in piedi dal punto di vista del marketing diventano invisibili: il messaggio non riesce a diffondersi.

Diventa fondamentale la pianificazione. Può essere che ci manchi il talento: ma molto più spesso sono impegno e volontà a mancare.

Per emergere bisogna riconoscere la curva in anticipo e non essere ottimisti a prescindere. Si rischia di essere impreparati e, una volta nel fossato, incapaci di uscirne.

Se volete essere una superstar, dovete trovare un settore che presenti un fossato dalle pareti ripide: una barriera che separa coloro che vogliono cimentarsi da coloro che lo fanno con successo. Dovete attraversarlo e uscirne alla sponda opposta. Non è un’impresa facile. Se lo fosse, non avremmo superstar. E se voi avete scelto questa strada, è perché siete consapevoli che si tratta di un fossato e ritenete di potercela fare. Il fossato è il vostro migliore alleato perché rende interessante e remunerativo il progetto (e funge da deterrente per la concorrenza). … Oltre a trovare un fossato dal quale siete in grado di emergere, dovete anche abbandonare tutti i vicoli ciechi nei quali state facendo girare i pollici. Dovete mollare i progetti, gli investimenti e le iniziative che non vi offrono la stessa opportunità. È difficile, ma è di importanza vitale.

La mediocrità è la soluzione dei perdenti 

Porsi il dubbio se mollare o meno è già un’opportunità per migliorarsi. La reazione di fronte alle difficoltà del fossato spesso è la prudenza. Produrre il solito e, come visto, sposare mestamente la mediocrità. Non molliamo, preferiamo soffrire poco che causare ipotetici problemi cambiando.

Scegliere la mediocrità è l’alternativa errata al mollare strategico.

Mollare è un dovere quando non si riesce a superare il fossato. E, insistiamo, in accordo con Godin, superare o meno il fossato non è una questione morale, ma strategica.

Bisogna sì mollare regolarmente, ma non a caso e non in maniera irrazionale e compulsiva. I rinunciatari compulsivi, ricominciano continuamente, perdendo tempo, risorse e credibilità. Bisogna a volte semplicemente cambiare tattica, non l’intera strategia sia che si tratti vendite, percorsi di studio, missioni spaziali, etc.

La decisione di mollare o meno dipende da quanto i benefici superino le difficoltà del fossato. Monitorare l’andamento del nostro successo ci aiuta a farlo. É un feedback per affrontare le difficoltà del momento senza farsi condizionare dal panico o dall’orgoglio e nemmeno dai titoli accumulati. Interessante in tal senso l’esempio dell’autore best seller Michael Critchon incluso nel testo da Godin:

Michael Crichton, il celebre autore di best-seller, ha mollato una potenziale carriera al massimo livello della professione medica. Lo ha fatto dopo essersi laureato alla Harvard Medical School e dopo avere svolto uno studio post-dottorato al Salk Institute for Biological Studies … Ha lasciato tutto questo per la vita imprevedibile dello scrittore. Non avendo lo stomaco che occorre per tagliare i pazienti, si è detto che il futuro di una carriera medica, anche della più brillante, non gli suscitava alcun entusiasmo, e ha mollato. Ha potuto prendere questa decisione perché era già entrato alla Harvard, aveva già vinto il post-dottorato – insomma, aveva già attraversato il fossato – e non si sentiva in dovere di trascorrere il resto della vita dedicandosi a un’attività che non amava, solo per proteggere il suo orgoglio. Di punto in bianco ha mollato e ha ricominciato. Lui l’ha fatto; e voi?

Non di deve quindi cercare di sopravvivere al fossato, ma sfruttarlo come opportunità per creare qualcosa di talmente straordinario che ci faccia primeggiare. Questo perché il contrario di mollare non è: aspettare di vedere cosa succede, ma reindirizzare:

Il contrario di mollare è una strategia nuova e irrobustita in grado di risolvere il problema una volta per tutte. … Il fossato è un ambiente flessibile, che muta in funzione dell’impegno con cui lo affrontiamo. Di fatto, è assai probabile (quasi sempre) che un’azione aggressiva da parte vostra possa renderlo un luogo molto peggiore, ma anche molto migliore. … Quando soffrite al punto di voler mollare, siete nella posizione di chi non ha nulla da perdere. E chi non ha nulla da perdere ha in mano uno strumento di enorme efficacia. Potete tentare il tutto per tutto. Sfidare l’autorità. Provare alternative mai provate prima. Calarvi nel problema e farlo al punto di uscirne dalla parte opposta.

Mollare in maniera programmata, in definitiva, lo ripetiamo, non significa fallire.

Fallire … significa porre fine al proprio sogno. Si fallisce quando si rinuncia, quando non si hanno altre alternative o quando si molla con frequenza tale da esaurire il tempo e le risorse di cui si dispone. Molti sono presi dall’ansia del fallimento. Sappiate, però, che mollare in modo intelligente è il mezzo più efficace per evitare il fallimento.

In conclusione il testo di Godin si può riassumere nella frase:

Si può desistere o essere eccezionali: nel mezzo rimane la mediocrità.

Un testo che prima di arrivare alle battute finali ci invita all’azione a prendere carta e penna e a pensare se sentiamo di dover mollare qualcosa: un progetto professionale o personale. Se il pensiero esiste, passiamo all’azione, molliamo quel qualcosa, quel progetto

per trovare le energie che [c]i permetteranno di dare l’assalto ai fossati che contano.

Chi è Seth godin?

Seth Godin è un imprenditore, esperto di web marketing. Autore di numerosi bestseller internazionali come La mucca viola. Inserito nella Direct Marketing Hall of Fame e nella Marketing Hall of Fame, i suoi ultimi due lavori sono Questo è il marketing e La pratica.

Affiliate Marketing: cos’è e come funziona

In questo articolo vogliamo approfondire uno dei business “emergenti”, e a detta dei guru di settore, più redditizi su internet nel 2021, ossia l’affiliate marketing. Ma partiamo subito con la domanda che tutti si fanno la prima volta che ne sentono parlare:

Cos’è l’Affiliate Marketing e come funziona?

L’affiliate marketing è un business online che abbraccia molti rami del marketing digitale, e lo scopo principale è quello di portare acquirenti interessati sulle pagine di vendita dei prodotti o dei servizi di terzi, percependo una commissione al momento dell’acquisto. Questa commissione spesso viene attribuita attraverso un Affilate link, in percentuali che possono variare tra l’1 e il 75% a seconda dell’accordo stipulato con quelli che in gergo sono chiamati advertiser, ossia i possessori del bene o servizio che noi (publisher) vogliamo pubblicizzare.

Programmi di Affiliazione

Il tipo di bene o servizio in questione è una discriminante importante per stabilire le commissioni percepite, infatti, programmi di affiliazione come Amazon, offrono una pratica tabella per avere subito a colpo d’occhio tutte le fasce di prezzo differenti in relazione alle categorie di prodotto. 

Esistono vari Network di Affiliazione per lavorare in Italia, tra i più famosi troviamo Wordfllia, AffiliationPark, che offrono prodotti per lo piu di marchi poco conosciuti e prevalentemente con pagamenti alla consegna. Invece per prodotti di brand famosi possiamo servirci di network come Awin o Tradedoubler, che utilizzano perlopiù pagamenti con carta di credito. 

Menzione d’onore al sopracitato Amazon che con il suo programma di affiliazione offre potenzialità di vendita pressoché illimitate grazie alla creazione di quelli che vengono chiamati Affiliate Blog o money blog.

In questo articolo approfondiamo come costruire un Affiliate Blog con Amazon

Come iniziare

A primo acchito potrebbe sembrare tutto molto semplice, ma andando più in profondità si scopre ben presto che discipline come il copywriting, il web design, l’e-mail marketing e il digital analytic, sono solo la punta dell’enorme iceberg che si cela sotto la superficie. I guru di settore, che ti saranno di certo apparsi nelle sponsorizzazioni sul feed di Facebook o nelle pubblicità prima dei video di YouTube, spingono molto sulla presunta facilità di questo business, ma la verità è che vogliono solo vendere il loro “nuovo corso di affiliate marketing che ti farà guadagnare milioni di euro in pochi mesi”.

Ovviamente la verità è un’altra. Per guadagnare con l’affiliate marketing e portare la prima campagna pubblicitaria al famoso ROI (Return on Investment) positivo ci vogliono ore di studio, lavoro e fatica. Il ritorno dell’ investimento generato dalla sponsorizzazione è il fattore più importante nella vita lavorativa dell’affiliato e tutto ruota in sua funzione.

Affiliate Marketing come iniziare

Creare landing page bellissime, email super-ispirate o copy da premio Pulitzer saranno tempo sprecato se quel fatidico indice non segnerà un numero positivo. In molti casi per far fronte alle spese dei vari tool per affiliate, tasse e altri costi nascosti, il ROI dovrà anche superare abbondantemente il banale segno +. 

Qui puoi trovare una raccolta di materiale selezionato, che comprende corsi e libri di affiliate, per non incappare in bugerate che porteranno solo a buttare via soldi e tempo prezioso.

Cosa serve per fare Affiliate Marketing

Arrivati a questo punto sarà lecito chiedersi: “ma quindi fare l’affiliate marketer è impossibile?” La risposta è un secco No. Ma se dovessi scegliere la cosa più importante che serve per fare affiliate marketing, la prima che mi verrebbe in mente è sicuramente il mindset

Cosa serve per fare Affilate Marketing

L’impostazione mentale che una persona possiede è il fattore cruciale per riuscire in campi così complicati e competitivi. E se non si possiede non c’è da disperare, esistono molti modi di costruirlo

Un’altra skill che è necessario possedere per poter operare al meglio nell’affilate marketing è la conoscenza a menadito delle piattaforme di Google Ads (una volta Adwords) e Facebook Ads. Al giorno d’oggi queste piattaforme sono difficilmente trascurabili quando si costruisce un progetto di marketing digitale da zero e, in alcuni casi specifici, sono talmente fondamentali da esserne la parte predominante o addirittura l’unica. 

Quanto si guadagna

Lo stipendio dell’affilate marketer può derivare da molti fattori, per esempio l’esperienza è uno dei fattori chiave, oppure i risultati ottenuti, che come citato sopra, sono il fattore madre di questo lavoro.

Prendendo come esempio la posizione dell’affiliate marketing manager, ossia colui che gestisce il rapporto tra advertiser e media buyer (publisher), può avere una retribuzione che arriva anche ai 40000€ annui da junior fino ad arrivare agli 80000€ da senior.

Il media buyer invece guadagna di solito, una parte del suo compenso come quota fissa, e un’altra parte in percentuale dalle vendite o lead portati. Questo gli garantisce uno stipendio che può partire dai 13000€ e può superare anche i 150000€ annui a seconda della sua bravura e del volume d’affari del business in cui opera.

I 5 migliori libri sulla SEO

I migliori libri SEO per iniziare a fare Site Audit, Keyword Research e Link Building

Di libri SEO ce ne sono davvero tantissimi sul mercato e per chi è ancora alle prime armi, si accinge a diventare SEO Specialist o semplicemente vuole capirne di più per migliorare il proprio blog o il proprio sito internet, questi testi possono essere davvero utili per mettere in pratica qualche tecnica e iniziare a ottenere i primi risultati.

E’ vero, sul web esistono centinaia di siti dedicati alla SEO ma, un vero professionista (o aspirante tale), predilige leggere libri sulla SEO scritti da persone qualificate, che vantano anni di esperienza alle proprie spalle. La stessa esperienza che ha permesso loro di lavorare per piccole o grandi aziende, multinazionali o clienti privati, generando grandi risultati.

Quindi: “Come si fa una Site Audit? Come fare la Keyword Research per un articolo? Come ricevere Backlink autorevoli?

In questo articolo troverai i 5 migliori libri per iniziare a fare SEO e SEM, scritti dai più grandi professionisti italiani che ti spiegheranno tattiche, tecniche e segreti della Search Engine Optimization.

1. SEO e SEM: guida avanzata al Web Marketing

“SEO e SEM: guida avanzata del Web Marketing” è un libro scritto da Marco Maltraversi, uno dei SEO Specialist maggiormente conosciuti in Italia che vanta alle spalle anni di esperienza.

“SEO e SEM”, corposo e ricchissimo di informazioni, è stato uno dei primi testi dedicato alla materia ad essere pubblicato in Italia.

Al suo interno, il volume risulta essere ricco di esempi frutto della grande esperienza dell’autore che non tralascia nulla al caso scrivendo non solo di SEO, ma anche di SEM (Search Engine Marketing), SEA (Search Engine Advertising) e SMO (Social Media Optimization).

Partendo dalle basi della SEO, ti guiderà passo dopo passo insegnandoti a posizionare un sito internet, un blog o un e-commerce sul web, conoscere i principali motori di ricerca (Google e Bing) e comprendere il loro funzionamento.

Inoltre l’autore, farà un salto indietro nel tempo fino ad arrivare alle tecniche di Black Hat SEO molto utilizzate nel passato che, anche se oggi non sono più funzionanti, è sempre utile conoscere per accrescere le proprie skills.

Il testo, pubblicato nel 2011, ad oggi risulta essere datato. I contenuti infatti appaiono non più molto utili ma, per chi è alle prime armi e si accinge a partire adesso, rimane uno dei migliori libri SEO per iniziare a studiare. 

2. SEO Audit avanzato

“SEO Audit avanzato” è un best seller nel settore della Search Engine Optimization scritto da tre grandi SEO italiani: Marco Maltraversi, Davide Prevosto e Giovanni Sacheli.

Come si può intuire già dal nome stesso, il libro si focalizza su un aspetto molto importante per quello che riguarda l’ottimizzazione di un sito web: la SEO Audit.

Esplorando ogni singola azione del lavoro svolto da un SEO Specialist, focalizza il suo contenuto su diagnosi on site e off site, Keyword Research, confronto con i principali competitor, Backlink, User Experience, casi studio e tanto altro.

Considerato dai professionisti della SEO un vero e proprio manuale di riferimento, non è però adatto a coloro che si avvicinano per la prima volta alla materia in quanto, prima di cimentarsi nella sua lettura, sono richieste determinate conoscenze propedeutiche.

3. Keyword Research avanzata

“Keyword Research avanzata” scritto da Alvise Canal, Consulente SEO, è un testo che si concentra sulla ricerca delle parole chiave per l’ottimizzazione di un sito web, di un blog o di un e-commerce. 

Il libro risulta essere molto completo in tema di Keyword Research poiché, affronta le principali attività da svolgere quando si effettua una ricerca con i principali SEO Tool per poi procedere alla scrittura SEO.

Partendo dalla Keyword Research per testi e video, si passa successivamente all’”intenzione di ricerca dell’utente” arrivando infine all’ottimizzazione on page, utile anch’essa a favorire il posizionamento.

Un libro pratico e di facile lettura adatto anche a coloro che si stanno avvicinando adesso al mondo della SEO poiché aiuta sicuramente a ordinare tutte le idee e mette il lettore in condizione di applicarle facendo pratica con le prime ottimizzazioni.

4. Manuale di SEO Gardening

“Manuale di SEO Gardening” è un testo scritto da Francesco Margherita, sociologo, consulente e formatore SEO.

L’autore ha una grande peculiarità: quella di esaminare la SEO e tutto ciò che accade sulla rete, da un punto di vista prettamente sociologico. 

Il cuore del libro dunque si concentra sulla SEO semantica dove, si affrontano argomenti come quello di “domanda latente” ed “espansione del campo semantico di rilevanza” con spazio anche alle “relazioni tra entità” e “parole chiave”.

La lettura del testo risulta lineare e molto piacevole adatta anche a chi sta iniziando adesso a studiare SEO.

Alla scrittura del libro, hanno contribuito altri SEO specialist italiani, tra questi elenchiamo fra tutti Benedetto Motisi che scrive del “Lato oscuro della SEO” ed Emanuele Tolomei, che espone l’argomento delle “Penalizzazioni”. Entrambi sono docenti del Master SEO organizzato dalla SEO Training.

5. Link Building

“Link Building” è un libro scritto da Ivano di Biasi, SEO Specialist, SEO Tools Developer e creatore, insieme a Giuseppe Liguori, di SEOZoom, il tool di analisi SEO completamente italiano e molto utilizzato nel settore.

Il libro interamente incentrato sul tema della Link Building, si pone come obiettivo quello di offrire un approfondimento su quello che è uno dei principali fattori di ranking per un sito web.

I Backlink, cioè i link che riceve in entrata un sito web da un altro sito, sono uno dei segnali più evidenti di apprezzamento per una pagina web. L’autore dedica ogni capitolo ad un aspetto diverso della Link Building partendo dal concetto di Link Juice, passando dall’autorevolezza della pagina fino ad arrivare alle diverse tipologie di link.

Infine, non di minore importanza, vengono trattati i temi relativi alla Black Hat SEO, alle penalizzazioni da parte di Big G e a come venirne fuori.

Il testo possiede un linguaggio semplice e chiaro, non troppo tecnico quindi, adatto non solo ai professionisti della SEO, ma anche a coloro che stanno iniziando a muovere i primi passi e sono ad un livello un po’ più avanzato tanto da avere già buone basi per passare ad occuparsi della Link Building.

Come scegliere il miglior libro SEO del 2021?

La lettura di questi manuali SEO ti permetterà di partire con il piede giusto in una materia che può sembrare all’inizio ostica ma che in realtà, se appresa con un buon metodo e utilizzando un approccio chiaro, diretto e con i giusti testi, ti permetterà di ottenere grandi soddisfazioni.

Ricorda infine che, un buon libro SEO dovrà possedere tre caratteristiche principali:

  • deve sicuramente essere scritto da un professionista della SEO;
  • deve essere accessibile a tutti, anche a chi si sta approcciando per la prima volta al mondo della Search Engine Optimization;
  • deve riportare esempi pratici concreti o casi studio reali.

Non ti resta che scegliere il libro più adatto a te, ai tuoi obiettivi e iniziare subito la lettura!

Come creare una pagina su Facebook?

Guida pratica e veloce su come creare una nuova pagina su Facebook

Creare e gestire il sito internet aziendale, acquisire nuovi indirizzi email per l’invio delle newsletter, farsi trovare sul web grazie alla SEO ed essere presenti sui canali social più diffusi: una buona strategia di Digital Marketing non lascia nulla al caso!

Hai appena aperto il tuo primo sito internet e ti piacerebbe pubblicizzare i tuoi prodotti e servizi anche sui canali social, in particolare su Facebook? 

Se sei un imprenditore o un libero professionista e desideri creare una nuova pagina Facebook per promuovere i tuoi post, sei nel posto giusto!

Di seguito troverai una pratica guida che ti accompagnerà durante la creazione della tua pagina Facebook e ti mostrerà anche con dei pratici esempi come creare dei post performanti e promuovere i prodotti o i servizi della tua azienda grazie al giusto copy e all’utilizzo di immagini con le corrette dimensioni.

Prima di addentrarci con la creazione della pagina e dei primi post, facciamo un passo indietro per identificare qual è la differenza tra profilo e pagina Facebook e perché è importante per l’azienda possedere una pagina.

Che differenza c’è tra profilo privato e pagina Facebook?

Quante volte ti è capitato di vedere un profilo privato su Facebook con il nome o il marchio dell’azienda? Non c’è niente di più sbagliato! 

Devi sapere che c’è una precisa distinzione tra profilo e pagina aziendale:

  • il profilo privato viene utilizzato dalle singole persone che lo rappresentano e che raccontano la propria vita tramite la scrittura e condivisione di post, foto e “stories”;
  • le pagine vengono invece utilizzate da aziende, brand, associazioni con scopo di lucro, associazioni non profit e figure pubbliche per creare e avere una propria presenza sul social più utilizzato al mondo.

La differenza sostanziale sta nella possibilità di fare della pubblicità. Facebook mette a disposizione solo alle pagine la piattaforma pubblicitaria chiamata “Facebook Business Suite”, che contiene gli strumenti davvero indispensabili per la gestione della propria pagina aziendale. Questi strumenti offrono una soluzione completa ed efficace per poter creare contenuti, analizzare gli insight e fare advertising.

Tutto ciò non è previsto invece, per i profili privati.

Un altro aspetto molto importante da prendere in considerazione è il numero massimo di amici che si possono avere.
Sul proprio profilo personale, è possibile avere al massimo fino a 5000 amici (anche se nella vita reale nessuno ha davvero tutti questi amici).

Sulla pagina aziendale, invece, non vi sono limiti e questo è indubbiamente vantaggioso perché permetterà all’azienda di rivolgersi ad un’audience potenzialmente infinita.

Le persone che mostrano interesse per la pagina attraverso il “Like” si chiamano fan, ed è a loro che bisogna indirizzare il contenuto dei singoli post tramite la giusta strategia e la giusta comunicazione.

Vediamo come creare una pagina Facebook in pochi semplici passaggi per poi scrivere successivamente i primi post.

Come creare una pagina aziendale su Facebook

Ci sono due modi per poter procedere alla creazione della pagina aziendale su Facebook: tramite computer oppure tramite smartphone o tablet.

Sia da pc che da dispositivi mobili, la procedura è davvero facile e veloce. Quello di cui hai bisogno però per aprire la tua pagina Facebook è di avere già un tuo account privato.

Infatti, il modo corretto per poter gestire una pagina Facebook, e non avere limitazioni nelle funzionalità, è quello di utilizzare il tuo account personale.

Accedi al tuo account Facebook (o crealo adesso se ancora non ne hai uno) inserendo nel form di accesso email e password e procediamo subito alla creazione della pagina per la tua azienda che verrà associata in automatico al tuo profilo.

Form di Facebook per creare o accedere all’account privato o alla pagina aziendale da computer

Creare pagina Facebook da pc

Per poter creare una pagina Facebook da computer, dopo aver effettuato il login sul tuo profilo personale, cerca dal menu sulla sinistra la voce “Pagine”.

Cliccandoci su, troverai a seguire la voce “Crea nuova Pagina” che ti indirizzerà alla successiva schermata dove avrai modo di inserire le prime informazioni sulla tua nuova pagina.

Procedi quindi con la compilazione delle informazioni della pagina inserendo il nome dell’azienda o del tuo brand, scegli la categoria e inserisci una breve descrizione.

Termina la procedura cliccando su “Crea pagina”.

Creare pagina Facebook da smartphone e tablet

Allo stesso modo, per creare una pagina da dispositivi mobili devi possedere un account Facebook personale.
Effettua l’accesso sul tuo smartphone o tablet tramite browser o app per Android o iOS o in alternativa, installa l’app Facebook e crea il tuo account.

Nella dashboard principale, cerca dal menu la voce “Le tue pagine”, cliccandoci su si aprirà un’altra schermata, pigiando sul bottone “Crea”, si aprirà la nuova pagina.

Fai tap su “Inizia”, digita il nome della pagina (che corrisponderà al nome della tua azienda o del tuo brand), premi su Avanti e inserisci la categoria di appartenenza.

Terminato ciò, fai tap nuovamente sul pulsante “Avanti” e termina inserendo il sito web della tua azienda.

Adesso non ti resta che inserire tutte le informazioni della pagina per poi procedere alla creazione dei primi post.

Form di Facebook per creare o accedere all’account privato o alla pagina aziendale da smartphone o tablet

Creare una pagina Facebook di successo

Affinché la pagina Facebook appena creata possa ottenere successo e quindi tornare utile a followers e potenziali clienti, dovrà essere completa e ben gestita, capace di proporre contenuti sempre nuovi, utili ed interessanti in grado di risolvere un dubbio o un’esigenza dell’utente.

Di seguito troverai alcuni consigli che potrai mettere in pratica sin da subito:

  • crea un nome utente per la pagina;
  • inserisci una descrizione dettagliata della pagina;
  • aggiungi l’immagine di profilo e di copertina delle giuste dimensioni;
  • inserisci il link al sito web aziendale;
  • crea un piano editoriale con il giusto copy.

Come creare un nome utente sulla pagina Facebook

Il nome utente è estremamente importante per l’identificazione di una pagina in quanto, permette ai followers e ai potenziali clienti, di trovarti in modo facile e veloce sul social network più utilizzato al mondo.

Il nome utente quindi, non è altro che l’indirizzo web (URL) della nostra pagina aziendale.

Esempio di nome utente della pagina Facebook di Quintuplica

Per poter creare il nome utente per la tua nuova pagina Facebook devi:

  • cercare la voce pagine dal menu a sinistra della dashborad principale;
  • accedere alla pagina precedentemente creata;
  • cliccare su @nomeutente della pagina, voce al di sotto del nome della pagina;
  • inserire il nome utente e cliccare fuori dallo strumento di composizione;
  • pigiare su Crea nome utente.

A questo punto, dovresti aver creato il nome utente della tua pagina aziendale, a meno che, in alcuni casi, il nome utente risulti già in uso da un’altra pagina.

In questo caso, potresti ovviare alla situazione ad esempio inserendo altri caratteri come numeri, lettere o parole aggiuntive, l’importante è che il nome utente sia facilmente memorizzabile e riconducibile alla tua pagina.

Come aggiungere la descrizione di una pagina Facebook

Inserire in modo corretto la descrizione di una pagina aziendale, significa farsi trovare in modo più facile e veloce da fan e clienti.

E’ importante dunque, aggiungere in modo corretto, tutte le informazioni che riguardano un brand o un’azienda anche se, molto spesso a queste particolari sezioni della pagina, viene dedicato poco, pochissimo tempo.

Per compilare correttamente la descrizione della pagina dovrai:

  • cercare e cliccare sulla pagina da te creata dal menu a sinistra della dashborad principale;
  • cliccare su “Modifica informazioni della pagina”;
  • scrivere dunque la descrizione della tua azienda o brand per far capire a followers e potenziali clienti cosa offri (la descrizione non deve superare i 255 caratteri);
  • salvare le modifiche apportate.

Qual è la dimensione per l’immagine del profilo Facebook

L’immagine del profilo della pagina Facebook, è di fondamentale importanza perché riesce ad attirare l’attenzione del proprio target di riferimento.

Per questo, lavorare sulle immagini affinché abbiano una corretta dimensione e risoluzione, è importante per una chiara ed efficace comunicazione che permetta quindi di identificare in modo univoco il brand.

Un modo per identificare l’azienda o il brand è quello di utilizzare il proprio logo, facendo molta attenzione alle giuste dimensioni.

Le linee guida di Facebook consigliano di utilizzare immagini quadrate che abbiano le dimensioni pari a 170x170px.

ATTENZIONE: se creerai l’immagine con queste dimensioni, il social network durante l’inserimento ti comunicherà che è troppo piccola. Per risolvere questo problema, potrai creare un’immagine ad alta definizione, ad esempio 800x800px mettendo al centro il logo aziendale e lasciando il resto come sfondo.

Utilizza Canva per poter creare l’immagine della giusta dimensione, famoso strumento gratuito per progettare e creare grafiche.

Per evitare la perdita di risoluzione, l’immagine dovrà essere caricata sempre in formato .png

Qual è la dimensione per l’immagine di copertina Facebook

Anche l’immagine di copertina risulta di estrema importanza per la struttura di una pagina Facebook in quanto, è proprio lì che cadrà l’occhio attento di un utente che visita per la prima volta la pagina.

L’immagine di copertina dovrà essere curata, rappresentativa e ottimizzata e per l’appunto, si consiglia di caricare l’immagine in formato .png

Secondo le linee guida di Facebook, le dimensioni dell’immagine di copertina dovranno essere 851x315px.

Purtroppo, spesso accade che molti utenti, si ritrovano a dover visualizzare pagina di famose aziende o brand, con l’immagine di copertina non adatta ad essere visualizzata da smarphone.

Oltre alla classica immagine di copertina statica, è possibile personalizzare ancora di più scegliendo tra lo slideshow e i video.

Lo slideshow consiste nell’inserimento di 5 immagini che raccontino il brand e i valori. I video invece potrà raccontare tutto ciò che c’è da sapere sul brand.

Come collegare il sito web a Facebook

Collegare il sito web dell’azienda alla pagina Facebook, è importante per permettere agli utenti che visitano la pagina di navigare anche il sito.

Per inserire l’URL del sito all’interno della pagina dovrai:

  • cercare la pagina creata in precedenza;
  • accedere alla pagina;
  • cliccare su “Modifica informazioni della pagina”;
  • inserire l’indirizzo del sito web;
  • salvare le modifiche.

Come creare un piano editoriale per Facebook

Creare un piano editoriale che sia settimanale o mensile per la propria pagina Facebook è particolarmente essenziale in quanto, per costruire una strategia social di successo, è richiesta analisi e pianificazione.

Non basta pubblicare contenuti sporadicamente e preparare delle Ads, bisogna preparare un piano editoriale social che, dopo attenta analisi, ci aiuti a capire quali contenuti pubblicare, quando pubblicarli e qual è il target di riferimento al quale rivolgerci.

Per far ciò è necessario:

  • definire gli obiettivi;
  • definire il pubblico di riferimento;
  • fare un analisi dei competitor presenti sul mercato;
  • creare i contenuti (rubriche);
  • creare il piano editoriale settimanale o mensile.

Terminata l’analisi, la pianificazione e la creazione dei contenuti, si potrà procedere con pubblicazione o e programmazione dei post.

Facendo attenzione alle dimensioni delle immagini da inserire (470x394px), il post dovrà catturare l’attenzione del potenziale cliente durante la sua attività di scrolling del newsfeed del social e fornire un’informazione o una soluzione.

Un post di esempio potrebbe essere il seguente:

Copy di esempio

Dalla creazione della pagina social aziendale fino al contenuto che catturi l’attenzione dell’utente, quando si parla di strategie social, tutto deve essere definito nel dettaglio per poi passare all’analisi degli insight per migliorare la propria strategia di comunicazione.

Mettersi in proprio: caratteristiche personali per avere successo

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Nell’immaginario collettivo, lavorare in proprio significa essere capo di te stesso. Questa interpretazione è spesso associata ad una visione idealizzata dove si considerano solo gli aspetti positivi: poter lavorare dove, come, quanto e quando si vuole.

In rete, si possono trovare migliaia di articoli che offrono consigli su come “inventarsi un lavoro”. Sì, un certo Mark Zuckerberg da una piccola idea ha costruito un impero. Quindi avere un’idea è tutto ciò che serve?

La maggior parte delle start-up fallisce entro i primi 3-5 anni di attività. Chiaramente avere una buona idea purtroppo non basta.

Quando lavori in proprio, l’azienda sei tu quindi partiamo innanzitutto da te.

Rifletti sulle principali caratteristiche personali necessarie per lavorare in proprio e confrontale con qulle che possiedi oppure che vuoi e puoi migliorare.

Ti senti bene a lavorare da solo?

Mettersi in proprio significa non avere nessun altro con cui condividere le responsabilità e le molteplici tasks. Seppure tu possa lavorare in spazi coworking o incontrare clienti, lavorerai principalmente da solo nel tuo studio/ufficio.

Attenzione a non fraintendere. Non potrai neppure fare il lupo solitario. In qualità di capo di stesso, ricoprirai non solo le funzioni operative ma anche commerciali e di pubbliche relazioni.

Il tuo lavoro dipenderà dalla tua capacità di instaurare relazioni con i tuoi clienti, costruirti una rete di contatti, generare opportunità e visibilità.

Ciononostante per la maggior parte del tempo lavorerai da solo e potrai contare solo su di te.

Sei bravo a gestire ed organizzare bene il tuo tempo e le priorità?

Lavorare in proprio, significa avere il pieno potere decisionale sulle tue ore di lavoro. Per un certo verso, questo è liberatorio, per un altro è anche una grande responsabilità e richiede una ferrea disciplina.

Come capo di te stesso, spetta a te controllare il tuo rendimento e gestire tutti gli aspetti lavorativi.

Dovrai occuparti di acquisire clienti, di negoziare i contratti, di rispettare i tempi di consegna, della fatturazione, di ottimizzare i flussi di lavoro, di risolvere problemi tecnologici, restare sempre informato sulle novità e sviluppare ed innovare.

Dovrai essere capace di classificare le tue task in base a: urgenza ed importanza.

La tua abilità nell’individuare le priorità determinerà la tua efficienza e produttività.

Matrice-Covey-Tempo-Priorita
La matrice di Covey per la gestione del tempo e delle priorità

Sai motivarti da solo?

La motivazione è altissima quando si inizia una nuova avventura professionale e si può lavorare oltre misura per settimane senza sentirne la stanchezza – se non è così, ripensa immediatamente alla tua idea di per metterti in proprio.

I problemi possono insorgere mesi dopo, quando hai lavorato incessantemente, il bilancio è in perdita e non ci sono entrate.

Quello è il momento critico in cui anche l’entusiasmo può scemare. E non ci sarà un capo a controllarti, a spronarti, a darti la soluzione o a dirti come avanzare.

Soprattutto il primo anno devi essere pronto a lavorare duramente e fare molti sacrifici. Forse nel giro di un paio d’anni potresti avere un giro soddisfacente di clienti.

Per giorni o per settimane capiterà di non sentirti motivato e dovrai accettarlo senza mollare. Devi essere in grado di non perdere mai di vista i tuoi obiettivi e la fiducia in te stesso.

Perché vuoi metterti in proprio e lavorare per te stesso anziché lavorare per qualcun altro?

Più motivi hai, maggiore sarà la tua motivazione quindi assicurati di averne tanti.

Sai affrontare bene rischi, incertezze e cambiamenti?

Mettersi in proprio, significa che non esistono 2 giorni uguali e nessuna garanzia che avrai successo.

Con il duro lavoro, la determinazione, la perseveranza, la pianificazione e l’organizzazione, è possibile trionfare ma ciò lo scoprirai solo quando riuscirai a raggiungere i tuoi obiettivi. Nel frattempo, quindi, devi riuscire a convivere serenamente con questo senso d’incertezza ed evitare impatti negativi sulla tua produttività.

Molte persone che ci hanno provato hanno poi mollato per la frustrazione. Soprattutto se hai una mentalità da dipendente è necessario riprogrammare totalmente il tuo approccio perché a fine mese non arriverà lo stipendio fisso che risolverà i tuoi problemi.

Dovrai abituarti alla paura dell’incertezza e solo in questo modo smetterai di averne paura.

Sei pronto a fare dell’incertezza, la tua sicurezza?

Sei sicuro di te?

Negoziare il contratto ed il prezzo per il tuo lavoro con qualsiasi tipo di cliente, richiede una buona dose di fegato e di sicurezza di te.

Devi credere in te stesso e nel tuo valore per essere retribuito nella quantità che meriti.

Buona parte della sicurezza in te stesso è connessa anche alle tue abilità comunicative con i clienti.

Alcune conversazioni telefoniche risultano scomode anche per i professionisti più esperti.

Nonostante il disagio, devi essere in grado d’infondere sicurezza, dimostrare d’avere il controllo e risultare affabile alle orecchie del tuo interlocutore.

Se non possiedi tale sicurezza, farai fatica ad ottenere ricompense economiche adeguate ed a far decollare il tuo business.

Oltre alla paura di non farcela, devi stare in guardia anche dalla paura di farcela.

Avere successo significa infatti incrementare le responsabilità, la mole di lavoro, le pressioni e lo stress.

Ecco perché mettersi in proprio è innanzitutto un processo mentale che richiede un determinato mindset.

Sei flessibile ed adattabile?

I clienti non sono tutti uguali. Spesso dovrai riadattare i tuoi servizi per rispondere a particolari richieste da parte dei tuoi clienti.

Ciò richiede creatività e flessibilità per offrire la combinazione personalizzata perfetta che soddisfi gli obiettivi specifici di quei clienti.

Inoltre, la sopravvivenza ed il successo di un lavoratore in proprio dipendono anche dalla sua capacità di evolvere e di riadattarsi per colmare l’emergere di eventuali nuove esigenze del mercato.

Il primo giorno di attività sarà indubbiamente molto differente uno o due anni più tardi.

Sei pronto a superare il disagio di cambiare, di fare cose mai fatte prima o che non ti piacciono?

L’ultima volta che ti sei trovato in questa situazione, come ti sei sentito e come hai reagito?

Se preferisci la sicurezza della prevedibilità sicuramente lavorare in proprio non fa per te.

Realizzare un sogno o scappare da un incubo?

Mettersi in proprio può essere la svolta della tua vita o la tua condanna.

Prenditi del tempo per riflettere su queste domande e sii onesto con te stesso nel rispondere.

È possibile che non tutte le risposte siano positive e questo è accettabile nella misura in cui ti impegni a sviluppare le qualità e competenze che ora ti mancano.

La decisione di lavorare in proprio deve essere approcciata con la consapevolezza che non si tratta di un’opzione valida per tutti.

Non si tratta di scegliere tra un’alternativa contrattuale od un’altra bensì di fare la scelta migliore per chi sei tu, chi vuoi diventare e cosa vuoi ottenere.

Quando avrai terminato con questa autovalutazione, ti consiglio di procedere con il passo successivo per concentrarti sui primi 5 fattori chiave per avviare un business di successo.

Citazione di Stephen Covey, tratta dal libro “Le 7 Regole Per Avere Successo”

Scrittura SEO: come scrivere un articolo ottimizzato

Tecniche per una scrittura SEO che ti permetteranno di migliorare il posizionamento del sito

“Qual è il posto migliore per nascondere un cadavere?” Nella seconda pagina di Google!

Da un po’ di anni, tra i SEO Specialist, circola questa simpatica frase che tende ad affermare l’importanza di svolgere una buona ottimizzazione SEO sui siti internet, che siano blog, e-commerce o siti vetrina.

La scrittura SEO è estremamente importante per avere successo sul web e posizionare il proprio sito, ma non tutti conoscono le tecniche per creare dei contenuti SEO oriented.

Se possiedi già un blog o hai intenzione di creare il tuo primo sito web e desideri scrivere dei contenuti in ottica SEO, in questo articolo troverai tutto quello di cui hai bisogno.

Dalla creazione del contenuto unico e di qualità ai vari SEO Tools per la ricerca delle Keyword per poi passare all’inserimento dei Tag Heading, Tag Title, Meta Description, ottimizzazione delle immagini, delle Url fino ad arrivare ai link interni ed esterni: una guida pratica e molto intuitiva che ti permetterà di conoscere alcune delle tecniche SEO più utilizzate per ottimizzare i tuoi contenuti.

Prima di approcciarci alla scrittura SEO però, facciamo un passo indietro e parliamo dalla SEO, acronimo di “Search Engine Optimization”.

Che cos’è la SEO

SEO, in italiano “ottimizzazione per i motori di ricerca”, sono tutte quelle tecniche e strategie messe in atto dai SEO Specialist, volte a migliorarne la scansione, l’indicizzazione e il posizionamento di un contenuto presente all’interno di un sito web, da parte dei motori di ricerca e i rispettivi crawler.

Ciò significa che la SEO offre un grande e potente vantaggio: “farsi trovare dagli utenti giusti nel momento giusto con il proprio contenuto ottimizzato, grazie anche alla scrittura SEO!

Tecniche di scrittura SEO

Le tecniche di scrittura SEO per indicizzare e posizionare un contenuto sul web sono davvero tante, ma un bravo SEO sa che dovrà tenerne a mente sempre una: 

“Ogni singolo contenuto sul web, deve rispondere a un determinato bisogno.”

L’obiettivo è dunque quello di offrire la risposta a una determinata esigenza dell’utente.

Di seguito troverai alcune delle tecniche SEO che potrai applicare anche tu sul tuo blog.

Proponi contenuti unici, interessanti e di qualità

Proporre contenuti unici, interessanti e di qualità è la base della SEO!

Se si vogliono fare le cose per bene, è importante partire dalle fondamenta e, per scrivere l’articolo utile, di successo e interessante non solo per l’utente, ma anche per Google, è necessario scegliere l’argomento giusto.

In base alla tipologia di sito e al settore di appartenenza, dovrai scegliere i contenuti da trattare ed essere sempre sul pezzo anche sulle novità e sui trend del settore.

Ricerca delle parole chiave

Scegliere le parole chiave (keywords) giuste, è molto importante per l’ottimizzazione del contenuto, ma per fare ciò, dovrai pensare come un utente.

“Quale query digiterà un utente su Google per poter arrivare a un determinato contenuto che sia in grado di soddisfare il suo bisogno?”

Per poter procedere con la scrittura dell’articolo in ottica SEO, dovrai scegliere le parole chiave per le quali vorrai posizionarti sui motori di ricerca.

La scelta delle parole chiave potrà essere effettuata con dei SEO tools gratuiti o a pagamento.

Tools come SEOZoom, SEMRush, Ubersuggest, Answer The Public e Google Trends saranno in grado di restituirti i risultati su una determinata keyword non solo in termini di ricerca mensili, ma anche in termini di ricerca stagionale. 

Attenzione però: non dovrai affidarti ciecamente ai tools.

Anche se si tratta di ottimi strumenti, il migliore tool rimane sempre il tuo cervello, quindi, prima di procedere con l’inserimento delle parole chiave all’interno del testo, analizza sempre le SERP con occhio umano!

Crea un Tag Title efficace 

La prima cosa che leggeranno gli utenti in SERP (la pagina dei risultati dei motori di ricerca) sarà il Tag Title.

Francesco De Francesco, un grande SEO italiano diceva: “La SEO è nel 50% nel Title.”

Un Tag Title ottimizzato ed efficace dovrà rispondere a due diversi bisogni: 

  • aiutare i crawler dei motori di ricerca a capire quali informazioni sono contenute all’interno del contenuto per poterlo così posizionare;
  • incoraggiare gli utenti a cliccare su quel determinato risultato invogliati dal Titolo accattivante e coinvolgente in grado di fornire informazioni circa il suo contenuto.

Per far ciò nel Tag Title dovrai inserire una frase che non superi i 55/60 caratteri, compresa la keyword scelta per l’ottimizzazione in ottica SEO del testo.

Inserisci una Meta Description accattivante

Dopo il Tag Title, l’utente, per capire se il contenuto fa al caso suo e risponde alla sua determinata esigenza, legge la Meta Description.

La Meta Description deve quindi anticipare l’argomento della pagina in una sorta di breve riassunto esaustivo e invogliare ancora una volta gli utenti a visualizzare il contenuto.

Anche per i motori di ricerca il contenuto è utile, ma non determinante ai fini SEO.

La descrizione, concisa e persuasiva, non deve superare i 160 caratteri (anche meno) pena l’esclusione da parte di Google delle ultime parole.

Sia il Tag Title che la Meta Description, possono essere modificati tramite il CMS WordPress, dal box del pluing installato per la SEO come ad esempio Yoast SEO o RankMath.

Esempio di Tag Title e Meta Description visti dalla SERP di Google

Ottimizza il corpo del testo 

Le attività SEO stanno proprio nell’ottimizzazione del testo. 

Il testo deve innanzitutto fornire all’utente informazioni utili, deve essere chiaro, facilmente leggibile e congruente con il Tag Title e la Meta Description.

Per ottimizzare un testo in ottica SEO è necessario:

  • suddividere il testo in paragrafi per non far affaticare l’utente e rendere la lettura più piacevole e leggera;
  • inserire gli Heading Tag tra un paragrafo e l’altro. Si tratta di Titoli di paragrafo o Intestazioni che aiutano a strutturare un testo in maniera molto ordinata.

    Gli Heading Tag vanno dal Tag H1 fino al Tag H6.

    Nella SEO vengono considerati per ordine di importanza i Tag H1, H2 e H3. Al loro interno è consigliato inserire le keyword e le correlate scelte per l’ottimizzazione della pagina web;
  • utilizzare i marcatori di testo grassetto e corsivo.

Inserisci le immagini

Quando si parla di SEO, non si lascia nulla al caso ed è per questo che anche le immagini inserite all’interno di un testo, svolgono un importante compito.

Scegli le immagini da inserire all’interno del tuo testo e compi queste semplici ottimizzazioni:

  • ridimensiona le immagini per limitare il loro peso;
  • rinomina il nome del file prima di caricarlo sul CMS (WordPress, Joomla);
  • inserisci il Tag Alt (titolo),il Testo Alternativo e se preferisci anche la Descrizione.

Utilizza una URL SEO Friendly

Quando si parla di scrittura SEO, non possiamo non considerare la creazione di una URL che sia SEO Friendly.

La URL aiuta il contenuto a posizionarsi in modo corretto in quanto, è il primo elemento che il motore di ricerca valuta per indicizzare e posizionare una pagina web. 

Una URL ottimizzata in ottica SEO dovrà:

  • contenere al suo interno la keyword scelta per il posizionamento del contenuto;
  • essere chiara e breve;
  • evitare al suo interno le stopwords.

L’URL sarà dunque così strutturata:

Esempio di Url SEO Friendly

Ottimizza i link interni ed esterni

Per migliorare la lettura dell’utente e offrirgli la possibilità di approfondire un determinato argomento, potrebbe essere utile inserire all’interno del testo dei link che rimandano a delle pagine interne o esterne al sito.

Ai fini dell’ottimizzazione dei link, bisogna utilizzare le giuste anchor text.

E’ importante quindi inserire una parola o una frase nel testo che sia coerente con il contenuto che si andrà a linkare.

Non pensare solo alla SEO

Scrivi i tuoi contenuti pensando sempre all’utente e alle sue esigenze. Cerca di risolvere prima quelli che sono i suoi bisogni, e poi pensa successivamente alle ottimizzazioni SEO da fare, compresa la ricerca delle keyword da inserire nel testo.

Studia sempre la SERP e proponi i tuoi contenuti unici.

Ricorda che l’obiettivo della SEO è quello di migliorare la tua visibilità sul web e non è quindi il fine ultimo!

Prontuario di comunicazione digitale ovvero come “cavalcare lo tsunami” digitale

Abbiamo letto: Prontuario di comunicazione digitale di Benedetto Motisi – Digital Generation, Maggioli, 2020.

Cos’è Prontuario di comunicazione digitale?

Il Prontuariotesto mutante, un po’ saggio, un po’ manualeè un percorso di “educazione digitale” che si propone come efficace guida su vantaggi, rischi, strategie e strumenti della comunicazione digitale.

Scritto da Benedetto Motisi, già autore nel 2014 di Interceptor Marketing  –dove indagava la “congruenza fra la domanda dell’utente attraverso i motori di ricerca e i social network e l’offerta di un business che voglia proporsi online”– è un testo diretto a copywriter, scrittori, giornalisti, freelance, comunicatori politici sia che si trovino all’inizio del proprio percorso professionale o che semplicemente vogliano approfondire le proprie competenze in ambito digital.

Il Prontuario –bilanciando con cura autorevoli fonti bibliografiche con frequenti citazioni, metafore e analogie pop– spazia tra giornalismo, comunicazione politica, marketing e business digitale creando un quadro della contemporaneità da un punto di vista socio-economico. Non mancano –e qui il saggio diventa manuale– incursioni pratiche su come realizzare concretamente un prodotto editoriale digitale.

Prontuario di comunicazione digitale passa in rassegna e analizza nel dettaglio gli strumenti e le strategie necessarie per poter “cavalcare lo tsunami” digitale:

le strategie ottimali per riuscire a utilizzare al meglio gli strumenti del Web, aggiornando il proprio bagaglio operativo di professionisti della comunicazione sia giornalistica che politica.

La struttura del testo

Prontuario di comunicazione digitale  [208 pagine, 4 capitoli incorniciati dall’introduzione e la conclusione dell’autore, prefazione di Luca Ferlaino, interventi di: Tommaso Longobardi –”Come in Italia il digitale ha rotto il bipolarismo”– Dimitri Stagnitto –”Come calcolare il Ritorno dell’Investimento di un progetto editoriale”– Markiyan Yurynets –”Come approntare una campagna politica online”–] si struttura come una guida alla buona comunicazione sui (e per) i canali digitali.

Una guida in un mondo dove “le edicole chiudono e le piazze si svuotano” e il paradigma comunicativo si trova virtualizzato “sia nei luoghi di dibattito che nei canali di distribuzione delle notizie” e involucrato in un Web che Motisi descrive come “l’ucronia anarco-capitalista perfetta” regolato da formule e algoritmi.

Dunque, secondo Benedetto Motisi:

Come comunicare sul web?

per comunicare online è necessario venire a patti con gli algoritmi che regolano la visibilità dei contenuti, sia sul canale di ricerca delle informazioni – i motori di ricerca – sia sul canale di discussione per eccellenza – i social network.

Acquisire competenze tecniche e di marketing in questo senso diventa fondamentale per chi si approccia alla comunicazione digitale e questo perché:

Gli algoritmi che regolano la visibilità dei prodotti editoriali sia nelle pagine dei risultati di ricerca (o SERP, search engine result page) e nella bacheca dei social network (o timeline) seguono regole che si possono studiare e manipolare.

Quali sono i vantaggi della comunicazione digitale?

Il vero vantaggio degli strumenti digitali è che si può tracciare e analizzare qualsivoglia tipo di interesse e ricerca a esso correlata; ci troviamo nel sogno di ogni marketer che ha sempre desiderato avere un identikit ben preciso del proprio cliente. Prima si trattava di avere intuito, fiuto della notizia, pelo sullo stomaco. Oggi abbiamo i dati, freddi nel loro spietato cinismo, che ci raccontano di un homo digitalis con la possibilità di avere accesso a una conoscenza pressoché infinita, una biblioteca d’Alessandria moderna.

Ad ogni modo, se il digitale appare come una rivoluzione che ha investito gli ultimi decenni, Motisi ci avvisa: non tutto è cambiato.

Nel primo capitolo, “La comunicazione che evolve”, scopriamo le 5 cose che sono rimaste inalterate quando si realizzano contenuti da veicolare sul web:

5 cose che non sono cambiate con il digitale

  • L’informazione –interessante l’adattamento al digital che l’autore fa dei temi trattati da Umberto Eco in Apocalittici e integrati;
  • La grammatica;
  • L’emozionalità;
  • La creatività –dato che lo storytelling digitale continua a rendere viva “l’arte di saper raccontare storie” seguendo la tecnica “show don’t tell” che Motisi ci consiglia di affinare mediante la lettura di On Writing di Stephen King;
  • La linearità –le 5W del giornalismo,  a cui va aggiunta una H: How, come? e le  4 “S” teorizzate con ironia da Gaetano Afeltra (Soldi, salute, sesso e sangue) a cui l’autore aggiunge e la “S” di Sport.

Informazione, grammatica, emozionalità, creatività e linearità devono comunque fare i conti con le:

5 cose che sono cambiate con il digitale

  • “Il lettore è morto, nessuno più legge. È nato l’utente, colui il quale letteralmente usufruisce del contenuto, del prodotto editoriale”. Un consumatore che interagisce con un prodotto quando lo necessita, “on demand”. Un prodotto/contenuto che non legge, ma che piuttosto scansiona, seguendo trend momentanei e collettivi misurabili con strumenti quali, ad esempio, Google Trends;
  • L’utente pretende: la gratificazione immediata;
  • L’utente ha una soglia di attenzione bassissima;
  • Il fattore schermo;
  • La multimedialità e l’interattività.

Il Prontuario, nel secondo capitolo –in questo caso più manuale che saggio– quindi si concentra sulle strategie pratiche di creazione dei contenuti digitali, ma, rispondendo, in primis, implicitamente, alla domanda:

Quali sono i principali strumenti della comunicazione digitale?

L’autore risponde con una metafora affascinante: la teoria dei due Stargate:

Sono cresciuto con la fantascienza un po’ kitsch ma molto creativa degli anni ’90, quella … soprattutto degli Stargate. Per chi non li ricordasse, l’idea era tanto semplice quanto geniale: portali galattici che collegano due punti nell’universo in modo istantaneo. Quando si parla di portali di accesso all’online, di canali di distribuzione dei contenuti digitali, mi viene sempre da farne il rimando, per dirla un po’ con la tagline dell’iconico Stargate: “Potrai tornare indietro?”

La stessa domanda andrebbe posta a tutti gli utenti, compresi voi e io, che ogni giorno utilizzano la Rete per informarsi e formare la propria visione del mondo.

I due stargate sono i search engine e i social network: i due canali di distribuzione per eccellenza dei contenuti online e, nello specifico, rispettivamente, Google e Facebook. [Nel testo è presente un approfondimento su Google –i suoi canali News e Discover– e dal punto di vista social, oltre a Facebook, non manca una veloce carrellata su Instagram e Twitter].

Gli utenti durante il loro customer journey, mentre si approcciano all’attraversare uno o l’altro stargate, assumono differenti comportamenti: i motori di ricerca diventato i luoghi adatti a trovare le proprie soddisfazioni, i social network, i luoghi deputati alle conversazioni –o, citando Paolo Ratto, al cazzeggio:

Le soddisfazioni di cui parla il Prontuario si ricollegano ai bisogni e le necessità della piramide teorizzata nel 1954 dallo psicologo Abraham Maslow:

Dunque, in ambito digitale, i bisogni e le necessita primarie, dirette e spesso immeditate (alimentazione, sesso, sonno etc.), vengono risolti mediante il motore di ricerca ormai mutato in motore di risposta.

I bisogni e necessità per così dire più interiori (la ricerca di like per esempio) vengono invece soddisfatti all’interno dei social media, strutturati  “per generare conversazione, comunicazione fra gli utenti”, ossia per generare “social experience” in ecosistemi chiusi.

Perciò, dal momento che la natura dei due stargate e l’atteggiamento degli utenti nei loro confronti sono profondamente differenti:

Comprendere come funzionano i due stargate e gli approcci dell’utenza a essi aiuta a confezionare le giuste strategie e i giusti prodotti editoriali per ognuno di essi … Acquisire una maggiore visibilità all’interno di uno dei due maggiori canali di distribuzione delle informazioni significa acquisire maggiore traffico e quindi raggiungere una utenza sempre più vasta, al fine di sbaragliare la concorrenza.

È in questo senso che il testo si focalizza sulle tecniche di creazione dei contenuti e in particolare, tecnicamente, sulla:

Scrittura SEO

Benedetto Motisi –che di mestiere è giornalista ed esperto SEO– distilla consigli pratici e tecniche strutturate per realizzare dei contenuti che abbiano la possibilità di essere più visibili perché costruiti seguendo le logiche suggerite dal motore di ricerca per antonomasia: Google.

Il Prontuario esamina differenti tipologie di contenuti digitali in quanto prodotti editoriali [come i contenuti a pinna di squalo o caldi –es. breaking news, gossip– e quelli a onda o freddi –es. guide, how to], contenuti che devono rispondere ai tre pilastri E.A.T.: 

  • Expertise (competenza);
  • Authoritativeness (autorevolezza);
  • Trustworthiness (affidabilità);

Tre elementi analizzati dai quality rater di Google, tre fattori che incidono fortemente sulla Page Quality al fine di determinarne il posizionamento della stessa e che mirano a determinare se il contenuto che offriamo sia il più congruente al bisogno dell’utente e, inoltre, quello più di qualità (secondo Google).

Qualunque tipologia di contenuto, in ogni caso, deve risolvere un bisogno specifico, come ad esempio un’esigenza informativa: un buon contenuto da sviluppare è un contenuto che risolve un bisogno a un gran numero di persone dato che  “il modello di business attuale è ferocemente quantitativo”.

Per avere un concreto ritorno dell’investimento, prima di realizzare un contenuto testuale e digitale occorre pertanto analizzare le tipologie di query informazionali, transazionali navigazionali– cioè le tipologie di domande che gli utenti pongono su un motore di ricerca come Google.

Query che si possono intercettare identificando i topic di ricerca mediante tool specifici quali AnswerThePublic e SEMrush.

Il Prontuario quindi si veste da manuale puro, concreto e descrive quali siano gli elementi che bisogna necessariamente ottimizzare nella stesura di un singolo testo (titolo; URL; meta description; contenuto, heading tag;) in ottica SEO (con un ulteriore approfondimento in ottica Facebook), senza mai dimenticare la regola:

mai tradire il topic, cioè la richiesta iniziale dell’utente.

Modelli di business

L’analisi della costruzione di un contenuto digitale lato SEO e Social apre il campo a un altro dei capitoli fondamentali del Prontuario, il terzo, incentrato sull’analisi dei modelli di business dei portali editoriali online.

Primo step, le KPI:

i modelli di business dei portali editoriali online infatti vanno analizzati stabilendo le Key Performance Indicator (KPI) adatte a misurare il ritorno dell’investimento del portale. Tre i macro obiettivi possibili:

  • visite (Impression);
  • contatti (Lead Generation);
  • vendite

Stabiliti le KPI, il Prontuario ci suggerisce di realizzare una sorta di sondaggio. Uno studio di fattibilità concreto per capire quali tipologie di scelte possono o meno essere effettuate per lo sviluppo o il salvataggio di un vecchio portale digitale da rilanciare. L’autore consiglia di seguire:

  • un Modello B.O.T: Budget, Obiettivi, Tempistiche;
  • un Modello S.O.A.R: Strenghts, Opportunities, Aspirations, Results.

Dopo aver realizzato i modelli, occorre concentrarsi sui fattori esterni e interni, un focus necessario per provare a rispondere a una ulteriore serie di domande atte a capire la reale fattibilità, i problemi, le criticità del progetto nel breve e nel lungo periodo.

Solo dopo la conclusione di questa fase di survey interna, si può definire un piano editoriale  e quindi il calendario editoriale (da seguire con costanza e coerenza) che determini concretamente come strutturare il progetto finale.

Come deve essere composto un buon piano editoriale?

L’autore fornisce nel dettaglio il proprio modello di piano editoriale che rappresenta la diretta evoluzione di quello che già proponeva ai lettori di Interceptor Marketing.

Ecco i punti che definiscono il piano editoriale:

  • Audience: con la definizione del lettore-tipo;
  • Mezzo: la linea editoriale da seguire;
  • Ricerca: le categorie del portale editoriale;
  • Messaggio: la forma che hanno i contenuti del progetto;
  • Frequenza: ogni quanto pubblicare.

Come guadagnare con un sito di notizie?

Strutturato il progetto, si può quindi focalizzare l’attenzione su come provare a realizzare dei guadagni con il proprio business editoriale.

Il Prontuario confronta nel dettaglio le differenti tipologie di advertising possibili.

  • La vendita di spazi pubblicitari mediante concessionaria;
  • Il cosiddetto “programmatic“;
  • Google Adsense;
  • La vendita diretta di spazi, link e contenuti cosiddetti “publiredazionali o Native Advertising” all’interno di strategie di link building e digital PR;
  • Affiliazioni;
  • Paywall.

Fake news e fake news marketing

Nel quarto capitolo, fino alla conclusione, il Prontuario si veste da saggio vero e proprio. Il Fake news marketing è l’argomento principale.

Ognuno di noi vede il mondo con le proprie lenti in una condizione egoriferita che ci spinge sia a cercare chi pensa come noi, per rassicurarci della nostra costruzione cognitiva, sia a offrire agli altri una narrazione di sé che mira a una perfezione artefatta.

L’autore parte dalla definizione di fake news, evitando la banalizzazione del concetto, sulla falsariga del lavoro di Fontana: Fake News: sicuri che sia falso?:

Le fake news dunque:

non sono solo semplici false notizie o bufale: sono letteralmente notizie finte ovvero inventate per motivazioni ben specifiche

Il testo, di conseguenza, analizza il concetto di “credibilità” –concetto personale, fondato su ipotesi, preconcetti, percezioni e, quindi, “Key Performance Indicator di vitale importanza”– basandosi sul lavoro di Fogg, Tecnologia della persuasione che ne identifica quattro tipologie:

  • presunta;
  • superficiale;
  • stimata;
  • guadagnata.

In questo senso, dato che “I canali digitali sono oggi percepiti come infallibili e con un’aura di obiettività rispetto ai media tradizionali” la manipolazione di queste categorie di credibilità ha portato a una vera e propria “information war” all’interno della quale Motisi prova a fornirci le armi utili per poterci difendere.

È in questa direzione che analizza la teoria della filter bubble –termine coniato da Eli Paliser, nel suo The Filter Bubble. What the Internet is Hiding from You.

La filter bubble nel testo diviene l’allegoria utile a “spiegare il concetto di personalizzazione dei contenuti/prodotti editoriali che ci vengono quotidianamente mostrati … per aumentare le vendite ottimizzando il processo di raggiungimento del target”; un’allegoria inoltre utile a spiegare il funzionamento delle fake news concepite a fini propagandistici:

fake news atte a creare visioni del mondo che raggiungono paradossalmente maggiori ritorni dell’investimento delle news reali nell’era dell’infotainment, sfruttando quelle strategie che nel marketing vengono chiamate di “Black Hat“.

L’analisi include quindi una provocazione:

Ci si può vaccinare dalle fake news? A chi conviene farlo?

La risposta affermativa –da tutti eticamente desiderata– deve però, secondo l’autore, fare i conti con la convenienza, con il ritorno dell’investimento:

Da qualche anno si parla di Digital Transformation, quando bisognerebbe prima educare a questa trasformazione digitale; … ma a chi conviene farlo? Se non si riesce a trovare un ROI a un’attività simile, allora si tratta solo di una crociata contro i mulini a vento.

Pertanto, nel mezzo della distrazione di massa che si divora il settore comunicativo e crea cortocircuiti narrativi utili solo a fini di marketing politico o giornalistico, l’appello finale dell’autore è quello di continuare a formarsi, acquisire e perfezionare le skills per provare a dominare il mercato in maniera più consapevole (e, perché no, più etica), cavalcando per davvero lo tsunami digitale

Il suo Prontuario mutante –un po’ saggio, un po’ manuale– è un primo passo in questo senso.

Chi è l’autore, Benedetto Motisi?

Benedetto Motisi è giornalista, formatore, esperto SEO. Direttore responsabile di Junglam, è co-creatore di SEO Training.

Come diventare freelance: 5 fattori chiave per iniziare

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Il lavoro da remoto è in crescita e mai prima d’ora così tante persone stanno pensando di iniziare un lavoro freelance. Anche le aziende sono più propense ad assumere freelance anziché dipendenti. La maggior parte dei lavori, infatti, può essere svolta da remoto con notevoli risparmi per le aziende sia di costi che di responsabilità.

Che sia finalmente arrivato anche per te il momento di diventare un freelance?

Tra il decidere di diventare un freelance e il diventarlo, c’è un passaggio intermedio spesso ignorato, causa della maggior parte dei fallimenti degli aspiranti freelancer: occorre prepararsi ad essere un freelance.

1. Sono adatto a fare il freelance?

Il lavoro freelance ha i suoi pro ed i suoi contro. In generale, devi avere un determinato mindset per fare il freelance – no, il portatile e il pigiama comodo non bastano.

Essere capo di te stesso è fantastico, se sei disciplinato ed affidabile.

Puoi decidere quando lavorare o quando prenderti una pausa ma se non lavori, non guadagni e non ci sono ferie, permessi o malattie retribuite.

Se vuoi essere un freelance, devi mantenere una routine quotidiana, essere pronto a gestire molteplici progetti contemporaneamente e a ricercarne continuamente nuovi per mantenere un costante volume di lavoro.

Tony-Robbins-Citazione-Business

Sii totalmente onesto con te stesso perché proprio tu potresti essere l’ostacolo più grande nel tuo business.

Prima di chiamare il tuo migliore amico o interpellare il tuo cane per chiedere consigli se sei adatto o no, leggi questo articolo che ti orienterà nel comprendere se possiedi le caratteristiche personali adatte per lavorare in proprio.

2. Cosa voglio fare e perché

Qua la cosa si complica con quesiti esistenziali.

Cominciamo dal cosa vuoi fare.

Probabilmente hai già un’idea del business al quale vuoi dedicarti come freelance. Ad esempio, se ti piace scrivere, potresti fare il copywriter. Sei sempre aggiornato nei settori del fashion & beauty, potresti diventare un seguitissimo blogger. Ti appassiona la creazione di siti web, potresti avviare una carriera come web designer. Ti interessa il Digital Marketing, il SEO Specialist è una delle figure professionali più ricercate del momento.

Quando costruisci una professione attorno ad una tua passione, nei primi 2-3 anni, sei all’apice dell’entusiasmo. Rifletti però anche sul lungo termine.

Riuscirai a mantenere questa passione anche nei successivi 5 – 15 anni? Quali sono le tue aspirazioni professionali? La tua attività è scalabile? C’è abbastanza richiesta di mercato per ciò che vuoi fare?

Amare il proprio lavoro è meraviglioso ma se non c’è nessuno disposto a pagarti, forse è meglio che resti un fantastico hobby.

Passiamo adesso al perché vuoi farlo.

Ogni giorno dovrai motivare te stesso a trovare clienti e lavorare in modo eccellente per loro.

Avrai tutte le responsabilità e relativi carichi di lavoro sulle tue spalle.

I tuoi guadagni dipenderanno solo da quanto lavorerai.

Affronterai periodi con un’enorme mole di lavoro e periodi in cui tutti i clienti sembreranno essersi volatilizzati.

Le tue entrate economiche saranno un perenne giro in giostra sulle montagne russe.

Ciò che ti darà la motivazione per andare avanti in questi possibili scenari, è racchiuso nella risposta che ti darai alla domanda “qual è il tuo perché” ?

Non sopporti più i gusti musicali del tuo capo? Vuoi avere dell’entrate extra? Vuoi sostituire il tuo lavoro da dipendente? Quanto vuoi guadagnare con il lavoro da freelance?

Il motivo per cui vuoi diventare un freelance determinerà se avrai o non avrai successo

Se ora sei sull’orlo di una crisi esistenziale, ecco uno dei discorsi più famosi di Simon Sinek, “Inizia dal perché” che può esserti di grande ispirazione.

Altrimenti è arrivato il momento di consultarti con il tuo migliore amico o il tuo cane.

Discorso di Simon Sinek “Inizia Dal Perché”

3. Quale servizio voglio offrire?

È fatta! Hai individuato le tue competenze ed il business in cui usarle. Un momento ancora. Ora occorre capire esattamente come tradurli in un servizio necessario e richiesto dalle persone.

Inizia ad esplorare ciò che fanno altri professionisti in quel settore. Guarda i loro siti web, studia i servizi che offrono, il loro portfolio e le testimonianze dei clienti. Insomma, una specie di stalking industriale.

Indaga anche nei forum dove il tuo target di clientela interagisce per capire quali sono i problemi più comuni per i quali sono alla ricerca di soluzioni.

Sii il più dettagliato possibile. Usare termini ambigui come “graphic designer” o “web services” non dà ai clienti una chiara idea di ciò che offri e non ti fa emergere rispetto alla concorrenza.

Nel mondo del web, hai concorrenti in ogni parte del mondo che, grazie a costi di vita più bassi, possono applicare tariffe molto più basse delle tue. Scordati fin da subito di competere sui prezzi. Nei marketplace per freelance si trovano infinite opzioni sottocosto per ogni genere di lavoro.

Uno dei segreti per avere successo in un business è identificare una nicchia che sia un prodotto, un servizio o una competenza unica. Deve essere preferibilmente una nicchia in cui i clienti ricerchino la qualità.

I freelancer di successo competono sulla qualità, non sul prezzo

E quando sei considerato il numero uno della tua nicchia, successivamente puoi sviluppare il tuo business in ogni possibile direzione.

Queste ricerche ti aiuteranno a definire la lista di servizi che vuoi offrire.

Dedicagli il tempo necessario: è la tua opportunità per fare il lavoro dei tuoi sogni!

4. Chi sono i miei clienti?

È giunto il momento di delineare l’identikit del tuo target di clienti. Rifletti su:

  • Chi ha bisogno e vuole i tuoi prodotti, servizi o competenze?
  • Cosa li attrae e li spinge a comprare?
  • Con chi vuoi lavorare?
  • Chi può permettersi di pagare la cifra che desideri per raggiungere i tuoi obiettivi finanziari?
  • Vuoi pochi clienti che richiedono molto lavoro o vuoi molti lavori meno retribuiti?

Quando inizierai a lavorare, conoscerai ancora meglio i profili dei tuoi clienti e potrai affinare sempre più il loro identikit.

Concentrati e specializzati su una particolare nicchia.

I freelance specializzati tendono ad essere notati più facilmente ed ad avere commissioni più alte

Se diventi un punto di riferimento all’interno di una nicchia, i clienti non esiteranno a ritenerti la persona migliore a cui rivolgersi per le loro specifiche esigenze ed otterrai anche più referral.

Dentro una cerchia ristretta, emergere è più facile.

Soprattutto all’inizio di una attività, si tratta di una scelta difficile perché taglierai fuori una gran bella fetta di business ma, alla lunga, otterrai risultati migliori.

Concentrati su dove sei in grado di dare il meglio di te perché clienti soddisfatti diventeranno i tuoi primi e principali canali di vendita.

Seleziona i tuoi primissimi clienti. Inizierai a costruire il tuo portfolio e la tua reputazione, con i lavori che farai per loro. Non si tratta di bloccarsi in una paralisi decisionale ma solo di riflettere su qualche elemento in più e scegliere coloro che possono aiutarti a raggiungere i tuoi obiettivi.

5. Valutazione del budget

Sono sicura che ci tieni al tuo salvadanaio a forma di porcellino. Prima di commettere azioni di cui potresti pentirti, ecco il mio ultimo consiglio per guidarti nella tua decisione di diventare un freelance.

Una delle prime task importanti da completare prima di avviare una nuova attività è l’analisi del budget che includa una previsione delle entrate, delle uscite fisse e variabili e di qualsiasi esigenza economica.

Come consiglio generale, mantieniti più basso rispetto alle entrate, più alto rispetto alle uscite e considera sempre tempi più lunghi per ottenere i tuoi risultati.

Suddividi il piano in queste 4 macro categorie.

1) Primo giorno da freelance

Fai una lista di tutto ciò di cui hai bisogno per lavorare al 100% nel tuo primo giorno di attività includendo i costi per:

  • allestire il tuo spazio fisico di lavoro
  • l’attrezzatura
  • il materiale
  • licenze, permessi, altri requisiti legali o fiscali

2) Costi mensili fissi e variabili

In un elenco includi tutte le spese che dovrai comunque sostenere indipendentemente dal numero dei clienti che avrai:

  • affitto di un ufficio, di un desk o utilizzo di un coworking
  • spese telefoniche e bollette
  • cancelleria
  • pubblicità
  • web hosting
  • abbonamenti mensili per software o servizi
  • commercialista, avvocato, agenzia di consulenza
  • assicurazione

In un altro elenco includi le tue spese variabili in base al numero di clienti:

  • costi di spedizione e di impacchettamento
  • commissioni sul venduto
  • materiale grezzo
  • tasse e imposte

3) Previsione delle vendite mensili

Questa parte potrebbe essere difficile se stai iniziando da zero una nuova attività quindi pensa a 3 differenti scenari:

  • Migliore – con le previsioni più ottimistiche per il tuo primo anno
  • Peggiore – prevedi pochissime vendite nel periodo 6 – 12 mesi
  • Probabile – stima volumi intermedi tra il tuo scenario migliore ed il peggiore

Se non vendi dei servizi bensì dei prodotti, non prevedere mai di vendere il 100% ma l’85% e calcola relativi costi fissi e variabili da aggiungere nella lista del punto 2.

Conosci ciò che vuoi davvero e definisci i tuoi obiettivi

Nel racconto di Alice nel Paese delle Meraviglie, si svolge questa conversazione tra la protagonista e lo Stregatto:

Alice: Che strada devo prendere da qui?

Stregatto: Dipende molto da dove vuoi andare?

Alice: Non mi importa dove.

Stregatto: Allora non ha molta importanza in che direzione vai.

Alice: Mi basta arrivare da qualche parte.

Stregatto: Basta camminare e sicuramente ci arriverai.

La morale da apprendere è che non puoi raggiungere una destinazione se non sai cosa stai cercando.

Dove vuoi arrivare? Qual è il tuo obiettivo? Chi vuoi diventare? Perché?

Finché non saprai risponderti a questo, non ci sarà una strada migliore di un’altra, tutte saranno equivalenti. Ti basterà solo camminare per arrivare sicuramente da qualche parte.

Se invece vuoi raggiungere una precisa destinazione, indaga, informati e pianifica il tuo cammino.

Passo dopo passo, raggiungerai la tua meta.

Non c’è una strada giusta o sbagliata quando non hai deciso la destinazione.

SEO Specialist: chi è, cosa fa, corsi da frequentare per diventare Specialist e stipendio

Il SEO Specialist è una delle figure professionali attualmente più ricercate nel mercato del lavoro

Ottimizzare e posizionare un sito web sui principali motori di ricerca, creare contenuti che diano risposte pertinenti a ciò che cercano gli utenti su Google e studiare una strategia che permetta all’azienda di aumentare la sua visibilità online, questo è ciò di cui si occupa un SEO Specialist.

Sempre più aziende oggi, vanno alla ricerca di queste nuove figure professionali sempre più esperte e verticali nel ramo del Digital Marketing. 

Che sia un SEO Specialist, SEO Manager o un Consulente SEO, lavorare nel mondo della Search Engine Optimization, acronimo di “SEO”, è uno dei trend maggiormente in crescita degli ultimi anni.

In effetti, si presenta come una professione moderna, affascinante e gratificante, in grado di aprire molte possibilità nel mondo del lavoro. 

Ma come si diventa SEO Specialist? Di cosa si occupa precisamente e quanto guadagna al mese?

In questo articolo troverai tutto ciò che riguarda questa interessante professione e i corsi da frequentare per poter diventare un affermato specialista della SEO.

Cos’è il SEO Specialist

Il SEO Specialist, è quella figura professionale che si occupa di migliorare il posizionamento organico di un sito web sui principali motori di ricerca (Google, Yahoo!, Bing, Baidu, Yandex…)

Per far ciò, mette in campo tutte le best practice (che si imparano frequentando un buon corso e facendo molta esperienza sul campo) e le proprie conoscenze utili per il raggiungimento dell’obiettivo prefissato.

Lo Specialista della SEO è quindi quella figura in grado di attrarre sulle pagine del sito internet, utenti davvero interessati a ciò che si propone, che siano prodotti o servizi.

Si occupa inoltre anche dello stato di salute del sito web svolgendo regolarmente le Site Audit.

Cosa fa il SEO Specialist

Lo specialista della Search Engine Optimization deve prendersi cura di tutti quegli aspetti legati non solo al posizionamento delle Keyword per attirare sempre più utenti che cercano qualcosa sul motore di ricerca, ma deve occuparsi anche di tutti gli aspetti tecnici più rilevanti per offrire un’ottima esperienza all’utente durante la navigazione.

Un bravo SEO deve quindi:

  • offrire un’ottima esperienza utente a coloro che navigano il sito web (User Experience), che si tratti di un semplice blog, e-commerce o sito vetrina curando la sia struttura del sito che la struttura delle pagine;
  • saper “leggere e interpretare” le pagine dei risultati dei motori di ricerca (SERP);
  • conoscere le basi del codice HTML;
  • ottimizzare la velocità del caricamento delle pagine;
  • studiare i concorrenti che con i loro siti web competono per le posizioni sulle pagine dei motori di ricerca;
  • controllare lo stato di salute del sito effettuando periodicamente un’analisi detta Site Audit;
  • impostare e tenere sotto controllo le KPI (Key Performance Indicator) per monitorare i risultati ottenuti online. Ad esempio degli indicatori sono: “frequenza di rimbalzo, numero delle pagine visitate, tempo di permanenza su una specifica pagina, ed altri ancora a seconda degli obiettivi prefissati;
  • rimanere costantemente aggiornato sugli update e rollout dei principali algoritmi di Google e degli altri motori di ricerca (Yahoo!, Bing, Baidu, Yandex…)
  • occuparsi delle attività di Link Building e Link Earning;
  • creare un piano editoriale (settimanale, mensile) per la stesura dei contenuti che siano SEO Friendly e Keyword Oriented;
  • tenere d’occhio i volumi di ricerca delle parole chiave utilizzate per l’ottimizzazione del sito tramite SEO Tools gratuiti o a pagamento;
  • conoscere il funzionamento dei principali SEO Tools come: SEOZoom, SEMRush, Ubbersuggest, Mangools;
  • occuparsi di effettuare redirect di URL, impostare le pagine canonical, creare una buona sitemap in formato XML del sito, creare il file robots.txt, controllare la duplicazione di contenuti ed eventuali migrazioni su altri hosting;
  • saper interpretare i dati di Google Analytics e Google Tag Manager;
  • redigere Report da inviare all’azienda, o al cliente (nel caso in cui si lavori come Freelance).

Qual è la differenza tra SEO Specialist, SEO Manager e Consulente SEO?

SEO Manager, SEO Specialist e Consulente SEO sono 3 specialisti della SEO, che hanno come obiettivo comune quello di posizionare un sito in modo organico sul web e migliorarne la visibilità.

Le differenze nella figura di questi specialisti, sta solo nella loro posizione gerarchica all’interno dell’azienda (nel caso dei SEO Specialist e SEO Manager) e nel modo con il quale si eroga il servizio (SEO Manager e Consulente SEO).

SEO Specialist

E’ la figura professionale dello specialista che grazie all’esperienza verticale maturata in uno o più settori della SEO, non si considera più una figura Junior, bensì Specialist.

Dotato di grandi capacità operative, organizzative e skills certificate, nella gerarchia delle Web Agency o in aziende e sta un gradino al di sotto del SEO Manager. 

SEO Manager

E’ quella figura professionale che si occupa di gestire, dirigere e visionare il lavoro di un team di collaboratori che può essere composto da SEO Junior e da Copywriters.

Si relaziona inoltre, con il Team di Sviluppo, gestisce il budget destinato a tutte le attività SEO e si interfaccia direttamente con il cliente.

Il suo lavoro può essere svolto sia in presenza, presso aziende e Web Agency che in Smart Working.

Consulente SEO

E’ la figura professionale che vanta anni di esperienza alle spalle e lavora come consulente SEO esterno all’azienda o freelance. 

Si interfaccia con aziende di ogni settore e dopo un’attenta analisi, suggerisce un piano efficace per ottimizzare le strategie SEO secondo il piano di marketing prestabilito.

Possiede inoltre abilità di Project Management che gli consentono di assicurarsi che le strategie consigliate vengano attuate e implementate all’interno delle aziende.

Come si diventa esperto SEO

Le strade per diventare un esperto SEO sono tantissime, non esiste un percorso già prestabilito e  comune a tutti visto che la professione del SEO Specialist è relativamente nuova.

Per cominciare potresti frequentare dei corsi in aula o online, Master che ti affiancano a dei docenti esperti, dedicarti alla lettura di libri scritti da professionisti già affermati e sbirciare sui blog dedicati alla SEO.

Ma il modo migliore rimane sempre e comunque quello di “sporcarsi le mani”. Inizia a lavorare su tuoi progetti personali o su quelli dei tuoi primi clienti per fare pratica. Non potrai dire di essere un vero esperto SEO se non otterrai i risultati che ti prefiggi di raggiungere.

Quale corso SEO frequentare

Uno dei passi che sicuramente ti aiuteranno ad acquisire le prime nozioni specifiche in materia, è quello di frequentare un corso SEO. 

Frequentare un corso SEO che ti dia la possibilità di formarti e avere accanto professionisti della SEO con i quali interfacciarti, aiuta sicuramente ad avere una base di partenza per poi prepararti anche al mondo del lavoro.

Corsi come il Master SEO organizzato da SEO Training, vanta dei docenti come Adriano de Arcangelis e Benedetto Motisi, due massimi esperti in ambito SEO e Digital Marketing con più di 20 anni di esperienza alle spalle.

Il Master SEO

Il Master SEO offre la possibilità di raggiungere il livello di “SEO Senior” in 6 mesi.

Il corso, rivolto a chi si sta avvicinando per la prima volta alla SEO, è composto da 21 moduli.

Ogni modulo affronterà sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista pratico, tutto quello che ruota attorno alla Search Engine Optimization, partendo dalle basi del Digital Marketing, passando dal Copywriting, Advertising, Social Media, utilizzo dei SEO Tools per la ricerca delle Keyword, UX, Link Building… ecc. 

Il costante contatto con i docenti, per tutta la durata del Master, ti permetterà di entrare in contatto con il vero mondo della SEO e ti farà risparmiare tempo, dandoti le informazioni giuste al momento giusto. 

Al termine del Master SEO, dopo aver superato l’esame finale, otterrai la tua certificazione SEO, e sarai pronto ad affrontare i primi colloqui di lavoro con le migliori aziende italiane ed estere.

Libri sulla SEO da leggere

Corsi, Master e blog di settore potrebbero essere uno dei modi per iniziare a capire cosa è la SEO, imparare la terminologia usata e iniziare a muovere i primi passi nel fantastico mondo dell’ottimizzazione dei siti web. 

Anche la lettura di un buon libro, potrebbe essere uno dei tanti modi per iniziare a capire tecniche e strategie sulla SEO.

I migliori libri SEO che ti suggeriamo per iniziare sono:

1. “SEO e SEM: guida avanzata al Web Marketing” di Marco Maltraversi;

2. “SEO Audit avanzato” di Marco Maltraversi, Davide Prevosto e Giovanni Sacheli;

3. “Keyword Research avanzata” di Alvise Canal;

4. “Link Building” di Ivano di Biasi;

5. “Manuale di SEO Gardening” di Francesco Margherita.

Lo stipendio del SEO Specialist

Lo stipendio di un SEO Specialist si aggira intorno ai 26.000 euro lordi all’anno.

La retribuzione media è pari a 2.160 euro mensili.

Queste cifre sono puramente indicative in quanto molti professionisti che lavorano come freelance, hanno da sostenere ulteriori spese per la gestione della loro attività.

Ricordiamo che in Italia vi è la possibilità di aderire al Regime Forfettario in alternativa a quello Ordinario a condizione che il fatturato lordo annuo non superi i 65.000 euro. Questo Regime Fiscale dà la possibilità di usufruire di alcune agevolazioni tra le quali la principale è quella di essere esonerati da dover versare l’IVA.

Lo stipendio percepito, cambia anche sulla base di altri fattori, quali ad esempio:

  • tipologia di contratto;
  • tipologia di cliente;
  • tariffario personale;
  • tariffario dell’azienda;
  • esperienza personale.

La figura del SEO Specialist è una delle figure più ricercate del web, inizia oggi stesso a formarti per diventare un professionista!

Cos’è il freelance: significato, guadagni, vantaggi e svantaggi

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Stai sognando di poter lavorare anche tu da una caffetteria trendy, di poterti spostare in qualsiasi parte del mondo o magari di non muoverti affatto dal letto di casa tua.

Oppure hai una forte passione che vuoi trasformare in una rendita o vuoi migliorare il tuo work life balance oppure ti vanno stretti i vestiti da dipendente.

Godersi la libertà di lavorare come, dove, quanto e quando vuoi, con un lavoro freelance è possibile!

Forse ora stai pensando che è troppo bello per essere vero. Hai ragione.

Lavorare come freelance non significa portare il laptop in una spiaggia paradisiaca sorseggiando spensieratamente latte di cocco.

Inoltre, per quanto tu possa desiderare questo lifestyle, potresti poi scoprire di non avere le caratteristiche personali adatte per essere un freelance.

Dimentica le scene da film e le pubblicazioni da copertina.

Andiamo nel backstage e sveliamo tutta la verità, nuda e cruda, del lavoro freelance.

Significato Freelance Idealizzato
Tipica rappresentazione idealizzata del lavoro freelance

Definizione di freelance

Un freelance è un lavoratore indipendente che presta le sue competenze e abilità ad enti, organizzazioni o privati in cambio di una retribuzione basata su un contratto, un progetto o una tariffa oraria/diaria.

Sia il freelance, sia le imprese traggono vantaggi. Il primo ha la facoltà di potersi offrire al miglior offerente. Le seconde si alleggeriscono del peso dell’assunzione in azienda di uno specialista.

Chi sono i freelance

Gli ambiti professionali spaziano dallo scrittore, traduttore, web designer, grafico, copywriter, programmatore, SEO specialist, social media manager, giornalista, fotografo, personal trainer, coach, musicista, wedding planner, massagista, etc.

Dove lavorano i freelance

La maggior parte dei freelance lavora da casa ma molti preferiscono gli spazi co-working condivisi con altri freelance oppure all’occorrenza affittano delle postazioni di lavoro o uffici per i meeting o ancora, saltuariamente, lavorano direttamente nelle agenzie dei propri clienti.

Differenza tra freelance, libero professionista e autonomo

In italiano, nel linguaggio comune, si tende ad indifferenziare le figure del freelance, del libero professionista e dell’autonomo. Da un punto di vista concettuale non è sbagliato ma, da un punto di vista fiscale, c’è differenza.

Hanno tutti in comune il fatto di non lavorare con un contratto subordinato per una sola azienda.

Si differenziano perché:

  • un libero professionista è iscritto all’albo professionale di categoria – artigiano, avvocato, medico, commercialista, notaio, ingegnere, etc – è obbligato all’apertura della partita IVA quando esercita la sua professione ed i contributi per la pensione sono gestiti dall’INPS
  • un lavoratore autonomo è un freelance che ha aperto la partita IVA ed i suoi contributi per la pensione sono gestiti da casse professionali private
  • un freelance generalmente produce un “reddito di lavoro autonomo per diritti d’autore”, cioè frutto del proprio ingegno ed intelletto ed esistono diversi inquadramenti fiscali in base a molteplici fattori.

Come si diventa freelance

Non c’è un percorso di carriera specifico per diventare freelance ma per avere successo nei lavori autonomi sicuramente non devono mancare: motivazione, entusiasmo e passione.

Appurato di possedere queste caratteristiche, avviare una carriera da freelance significa lanciare un business a tutti gli effetti quindi, per prima cosa, inizia con il redigere una strategia di business. Questo ti aiuterà a prioritizzare le tasks giornaliere e a riflettere su dove vorrai essere nei prossimi 12 mesi.

Consulta online le offerte di lavoro nei marketplace dedicati ai freelance, tra cui le più comuni sono Upwork, Freelancer.com, Textbroker, 99design.it, Twago, Addlance, People Per Hour e il più generalista Fivver.

Come funziona il freelance?

In quanto lavoratore autonomo, dovrai occuparti di ogni aspetto del tuo business: amministrazione, fiscalità, marketing, pubblicità, relazioni con i clienti, realizzazione e sviluppo, auto-aggiornamento delle tue conoscenze.

Dovrai pianificare i tuoi progetti, programmare le tue tasks, organizzare le giornate lavorative, massimizzare la gestione del tuo tempo, procacciarti clienti, costruire una tua rete di contatti professionali.

Quanto guadagna un freelance?

Puoi decidere tu le tariffe per il tuo lavoro. Puoi farti pagare su base oraria, giornaliera, a progetto o a contratto, in base alla tipologia di incarico e quale metodo di pagamento è economicamente più conveniente.

Se il lavoro richiede alta qualità e tempi rapidi di completamento, potrebbe essere svantaggioso farsi pagare per il tempo di lavoro. Se però il cliente richiede di modificare tutto, allora è più conveniente una remunerazione oraria per coprire le ore extra di lavoro.

Fai ricerche di mercato sulle tariffe della concorrenza, chiedi ad altri professionisti con più esperienza, consulta gli annunci di lavoro online.

Prepara sempre un contratto con il cliente per riepilogare gli accordi presi sul lavoro, sui tempi stabiliti, sulla modalità e tempi per il pagamento. Online puoi trovare diversi esempi di contratto freelance da personalizzare.

In base al fatturato e alla natura occasionale o continuativa della tua prestazione esistono differenti inquadramenti fiscali.

Quali sono i vantaggi di lavorare freelance

1. Flessibilità e libertà

Sei capo di te stesso: scegli dove, quando, quanto e come lavorare. Suona divinamente, vero? Dovrai dimostrare, però, una ferrea disciplina in quanto a: gestione del tempo, organizzazione del lavoro, problem solving, concentrazione.

Per massimizzare la tua produttività, definisci una routine giornaliera e le fasce orarie di lavoro e impegnati nel rispettarle.

Nonostante si abbia piena autonomia nel decidere quanto lavorare, la scelta più diffusa è lavorare full time. Questo è il modo più efficace per garantirsi una carriera di successo, costruire buone relazioni professionali e un ricco portfolio.

2. Puoi scegliere quali lavori fare e con chi lavorare

Hai presente il collega scorbutico o il capo arrogante o il cliente sgarbato? Dimenticatene. E quel lavoro da incubo che nessuno dei tuoi colleghi vuole fare? Dimentica anche quello. Quando la tua carriera sarà decollata, sarai libero di scegliere con chi lavorare e quali lavori accettare o rifiutare.

3. Guadagni

Un freelance stabilisce il prezzo finale dei suoi servizi e anche la quantità di lavoro di cui farsi carico (ovviamente compatibilmente alla sua capacità di completarlo). Per questi motivi, un freelance guadagna mediamente di più rispetto allo stesso lavoro svolto da lavoratore dipendente. Per qualcuno però potrebbe non essere così, quindi, non scegliere di fare il freelance se guadagnare di più è il tuo unico obiettivo.

Quali sono gli svantaggi del lavoro freelance

1. Poter contare solo su stessi

Nel caso tu abbia problemi con dei clienti, debba risolvere questioni burocratiche, non riceva un pagamento, stia male o abbia bisogno di una vacanza oppure debba ricomprare i tuoi strumenti di lavoro, ci saranno impatti immediati diretti su di te.

Un’assicurazione privata, l’adesione ad una associazione nazionale di freelance – Acta in rete, ad esempio – oppure l’iscrizione a Smart-it, una cooperativa di tutela e gestione di progetti creativi, sono soluzioni che possono alleggerirti il carico che grava sulle tue spalle.

2. Isolamento o solitudine

Se lavori sempre da casa e hai poche interazioni con il mondo esterno, il rischio è di sentirti solo e soprattutto in situazioni difficili, può diventare stressante il doversi farsi carico di tutto.

Per contrastare l’isolamento, la soluzione è cercare spazi di co-working o, di tanto in tanto, andare a lavorare negli uffici dei propri clienti o unirsi a delle reti di freelancers o agli eventi dedicati, dove conoscere professionisti con differenti competenze con cui confrontarsi, imparare e magari far nascere collaborazioni.

Il lavoro freelance è solitario solo se scegli che lo sia.

3. Flussi economici irregolari

In quanto lavoratore autonomo, tu sei responsabile dell’amministrazione delle tue finanze e le tue entrate dipendono esclusivamente dal tuo lavoro, senza giorni retribuiti per ferie e malattie e senza entrate fisse mensili.

I tuoi ingressi dipenderanno dai tempi di completamento di un progetto, da quanti progetti riuscirai a seguire e anche dall’affidabilità e puntualità di pagamento dei tuoi clienti.

Pianificare e gestire strategicamente il tuo cash-flow è la chiave per non farti sopraffare dalle preoccupazioni economiche.

Inoltre, fai ricerche di mercato per definire i giusti compensi. Molti clienti vogliono negoziare i prezzi e devi essere sicuro che non stanno scendendo al di sotto degli standard di mercato. 

Tieni traccia di tutti i tuoi flussi di denaro in entrata e in uscita.

Assicurati di fatturare, prendendo accordi precisi con i clienti.

Considera nel tuo budget anche le eventuali tasse che dovrai pagare durante l’anno.

Lavorare freelance conviene?

Lavorare come freelance non riflette esattamente l’idea presente nell’immaginario collettivo.

Tra colletti bianchi e infradito, c’è una moltitudine di lavoratori che si impegna duramente ogni giorno per guadagnarsi la propria libertà, a volte riuscendoci, a volte no, in un avvicendarsi continuo di sfide e di soddisfazioni.

Spesso non diventano ricchi ma possono vivere felici, svolgendo il lavoro dei propri sogni ed essendo padroni del proprio tempo.

E questi privilegi difficilmente possono essere comprati con uno stipendio.