Il vicolo cieco: meglio perseverare o mollare tutto?

Abbiamo letto per voi: Il vicolo cieco: Il piccolo libro che vi insegna a comprendere se insistere o rinunciare di Seth Godin – MGMT Edizioni, 2018.

Cos’è il Il Vicolo cieco di Seth Godin?

Il vicolo cieco è un libro agile, suddiviso in quattro parti:

  • Pochi sanno che essere i migliori del mondo è terribilmente importante
  • Se non puoi diventare il migliore del mondo ti conviene mollare subito
  • I migliori del mondo?
  • Investire troppo per diventare leader di mercato è quasi impossibile

Il testo si propone come manuale di sopravvivenza per chi vuole fare della propria storia una storia di successo. Un testo motivazionale e strategico, una guida alla propria crescita personale e professionale, sia che stia pensando di mettersi in proprio, intraprendere una nuova carriera da freelance, cambiare lavoro oppure semplicemente strategia con la quale conquistare il mercato.

I capitoli sono brevi e spesso intitolati con frasi che risuonano ora come aforismi ora come quesiti a cui Godin fa seguire una soluzione rapida, immediata perché chi legge possa realmente trasferire i consigli del libro nella propria vita reale.

Il ragionamento, che scorre fluido –con un andamento per così dire circolare– e che nutre le parole di Godin, poggia su tre pilastri, tre concetti fondamentali.

  • Il fossato
  • Il vicolo cieco
  • Il salto

Soggiace ai suddetti pilastri e insieme li connette, la frase “non mollare mai”: per l’autore una delle frasi più incomplete e assurde mai pronunciate. Un consiglio assurdo di “una insensatezza abissale” che dovrebbe essere corretto in:

Non mollare mai ciò che racchiude un grande potenziale per il futuro solo perché non reggi lo stress del presente.

Fatte queste premesse e recepito che mollare non è un peccato mortale, ma qualcosa da effettuare con e come strategia, dobbiamo sapere inoltre che solo “Pochi sanno che essere i migliori del mondo è terribilmente importante” –frase che si erge, come visto, a titolo della prima parte del testo. Pertanto:

Come diventare il migliore nel proprio campo?

Tutti, prima o poi, mollano, desistono, si tirano indietro, ma spesso lo fanno nel modo sbagliato. Esistono professioni e mercati che prosperano grazie al fatto che molti lasciano – la società stessa si basa sul presupposto che finiremo con il farlo. Ma vi dirò di più: le aziende e le organizzazioni ci contano. … se impariamo a riconoscere i sistemi messi in atto per indurci a mollare, saremo in condizioni migliori per poterli sconfiggere. E se conosciamo la tipica situazione in cui la maggior parte di noi decide di ritirarsi … abbiamo uno strumento in più per superarla e uscirne vincenti.

Sette motivi che possono impedirvi di diventare i migliori del mondo

1.​Non avete più tempo (e mollate).

2.​Non avete più denaro (e mollate).

3.​Avete paura (e mollate).

4.​Non la prendete abbastanza seriamente (e mollate).

5.​Perdete interesse, entusiasmo o vi accontentate di essere mediocri (e mollate).

6.​Pensate a breve e non a lungo termine (e mollate quando il breve termine presenta troppe difficoltà).

7.​Volete essere i migliori del mondo nell’attività sbagliata (per la quale non possedete il talento necessario).

Il valore sorprendente di essere i migliori del mondo

Essere i migliori del mondo significa immergersi in una minoranza eccezionale, dove lo spazio è esiguo, scarso. Una posizione dal valore sorprendente determinata dalla scarsità.

Da che cosa deriva la scarsità?

Deriva dagli ostacoli approntati dai mercati e dalla società. Deriva dal fatto che la maggior parte dei concorrenti molla prima di avere creato qualcosa che la collochi in vetta. Così, almeno, si suppone che sia, e su questo si basa il sistema.

È appunto la scarsità a rendere profittevole la posizione del migliore.

Godin ci invita a capire però che in questo contesto non si parla di mondo in senso assoluto, quanto di un concetto soggettivo, egoista e allo stesso tempo flessibile determinato dall’esterno;per esempio, se parliamo di mercato: dal consumatore. È quindi, il mondo un concetto flessibile perché nell’attuale contemporaneità frammentata in micromercati, ogni micromercato offre i suoi prodotti migliori.

Di conseguenza anche il concetto di migliore è soggettivo e determinato dal consumatore che decide le sue preferenze, la sua convenienza.

Il mercato di massa sta scomparendo. Non esistono più la canzone migliore o il miglior caffè in assoluto, ma esiste un milione di micromercati ognuno dei quali possiede il proprio prodotto (o servizio o persona) migliore. Se il vostro micromercato è quello dei «prodotti biologici dell’Isola di Pasqua», il vostro mondo è quello, ed è lì che dovete essere i migliori.

Dunque, secondo Seth Godin, se si rimane frustrati nel tentativo di essere i migliori e se non si risponde in maniera positiva alla domanda “È davvero il meglio che so fare?”:

Bisogna mollare qualcosa!

Rifiutare il compromesso, evitare di accontentarsi. La specificità della ricerca della propria posizione d’eccellenza inoltre entra in diretta contrapposizione con l’idea che bisogni davvero essere bravi in tutto. No, secondo Godin, non si può realmente esserlo e pertanto bisogna cercare, attraverso il “mollare strategico” la propria massima abilità in un settore specifico della propria vita personale e soprattutto professionale.

Per provare a eccellere è necessario essere consapevoli delle proprie potenzialità, delle proprie risorse. È qui che Godin introduce il vero concetto cardine del libro tra i tre elencati in precedenza. Un concetto che non è il vicolo cieco, quanto il suo opposto: il fossato.

In accordo con l’autore tutto ciò che nella vita vale la pena affrontare si regola col grafico del fossato.

Cos’è il fossato?

Per Seth Godin il fossato è idealmente costituito da tutte le barriere che una società, un sistema, un mercato, un settore specifico del mondo del business crea per far emergere solo chi riesce realmente a resistere, a perseverare con profitto nella propria idea e uscirne indenne.

Il fossato con le sue difficoltà dunque genera la già citata scarsità necessaria per emergere. In pochi resistono, in pochi hanno successo, soltanto i migliori. Perciò, quando si inizia una qualunque attività, in accordo col grafico del fossato, in generale, dopo un inizio positivo si incontrano delle difficoltà –le barriere di cui sopra– che ci fanno precipitare nel fossato. Un fossato dove è ancora meglio calarsi volontariamente, con cognizione di causa, per poterlo rivoluzionare, per poter cambiare le sue regole interne e uscirne fuori.

Dove si trova il fossato?

I fossati si trovano nei luoghi in cui è più probabile che organizzazioni e singoli individui mollino, rinuncino, abbandonino. Quando vediamo avvicinarsi uno di questi fossati, ci sentiamo indotti a compiere una scelta. Possiamo decidere (in anticipo) di fare tutto ciò che occorre per attraversarlo e riemergere sulla sponda opposta, sapendo che incontreremo mille difficoltà, o possiamo decidere di rinunciare prima di entrarvi. Abbandonare quando si è nel fossato è assolutamente sconsigliabile.

8 tipologie di fossato secondo Seth Godin:

1 Fossato della produzione

2 Fossato delle vendite

3 Fossato della formazione

4 Fossato del rischio

5 Fossato delle relazioni

6 Fossato concettuale

7 Fossato dell’ego

8 Fossato della distribuzione

In questo senso, definiti il fossato e le sue tipologie:

Cos’è il vicolo cieco?

Il vicolo cieco o cul de sac si presenta quando in qualunque settore professionale o personale o formativo ci si trovi, si lavora tanto ma non si ottengono mai risultati eccellenti, si rimane bloccati in un circolo vizioso ristagnante: la mediocrità.

Cos’è il salto?

Un altro elemento che può portarci all’insuccesso è il “salto“, elemento che Godin connota come “raro e spaventoso”: una situazione che non si può mollare fino a quando non precipita.

Ricapitolando:

L’incapacità di mollare una curva (vicolo cieco) o la sua impossibilità (salto) porta dunque all’insuccesso. Di conseguenza:

  • bisogna perseverare nei fossati che possono portarci al successo e mollare “strategicamente” i vicoli ciechi per reimpiegare positivamente le nostre risorse.
  • Bisogna necessariamente incanalare le risorse e la mente verso l’idea di essere il migliore. In caso contrario si cade nella mediocrità. Di nuovo, nel vicolo cieco.

In definitiva è solo il fossato “il luogo del successo”:

Se non lo avete ancora capito, il fossato è il segreto del vostro successo. Chi è determinato a compiere il lungo e faticoso percorso per risalire sulla sponda opposta – chi investe il tempo, le energie e l’impegno necessari a superarlo – è destinato a diventare il migliore del mondo. Così facendo, sconvolge il sistema perché, … anziché fare giusto un po’ meglio della media e accontentarsi di ciò che ha, accetta la sfida. Per un motivo o per l’altro, rifiuta di abbandonare l’impresa e prosegue lungo il fossato fino a risalirne dal lato opposto.

In mezzo alle barriere, alle difficoltà di scelta, viene da chiedersi:

Come si fa a perseverare?

Si sceglie di essere coraggiosi. Perseverare fino a risalire il fossato e prendere i benefici della scarsità è la scelta coraggiosa che permette il successo. Le avversità del fossato sono opportunità. E le avversità mollate per strada sono opportunità perse.

In questo senso se il fossato è nelle nostre corde, ma siamo in difficoltà, Godin ci invita a non cambiare strategia di continuo, ma appunto a perseverare e focalizzarci sui benefici futuri.

L’autore usa la metafora del picchio che batte il proprio becco sempre nello stesso punto per consigliarci di essere maniacali nel perseguire il nostro obiettivo: prima di entrare in nuovi mercati dovremmo sempre controllare se si può o meno affrontare il fossato del mercato in cui siamo già presenti.

Ancora una volta però nel testo, parlando di perseveranza, ricorre l’idea contraria, il mollare strategico, da intendersi paradossalmente come ulteriore carta segreta per accedere al successo:

Il «mollare strategico», più propriamente detto «abbandono strategico», è il segreto delle organizzazioni di successo. Il «mollare reattivo e seriale», o se preferite «abbandono reattivo e seriale», è l’errore fatale di chi si sforza di realizzare un obiettivo e non ci riesce. È ciò che fa la maggior parte della gente: molla quando è in difficoltà e persevera quando tutto va bene.

E, di conseguenza, rinviene come un boomerang, nel percorso circolare disegnato dalle parole di Godin, l’analisi della paura di mollare:

Tale paura di mollare infatti può condizionare il mollare strategico e portare a preferire il rimanere mediocri alla totale sconfitta, accettando come un fatto ineluttabile la possibilità di non essere i migliori. Pertanto si finisce per rimanere in un fossato troppo profondo che, come abbiamo visto, diventa un vicolo cieco che non ci aiuta a sfruttare le nostre vere competenze.

In realtà se non si è in grado di superare il fossato meglio nemmeno provarci. Mollare a metà del fossato è una decisione miope e negativa.

Bisogna sempre decidere in anticipo quando mollare. Definire la strategia di abbandono prima che sopraggiunga il disagio. Capire in anticipo i propri limiti. Questo perché, se si varca la soglia di in un mercato troppo vasto, magari troppo affollato rispetto alle risorse di cui si dispone, il nostro messaggio è condannato a perdersi. Gli sforzi messi in piedi dal punto di vista del marketing diventano invisibili: il messaggio non riesce a diffondersi.

Diventa fondamentale la pianificazione. Può essere che ci manchi il talento: ma molto più spesso sono impegno e volontà a mancare.

Per emergere bisogna riconoscere la curva in anticipo e non essere ottimisti a prescindere. Si rischia di essere impreparati e, una volta nel fossato, incapaci di uscirne.

Se volete essere una superstar, dovete trovare un settore che presenti un fossato dalle pareti ripide: una barriera che separa coloro che vogliono cimentarsi da coloro che lo fanno con successo. Dovete attraversarlo e uscirne alla sponda opposta. Non è un’impresa facile. Se lo fosse, non avremmo superstar. E se voi avete scelto questa strada, è perché siete consapevoli che si tratta di un fossato e ritenete di potercela fare. Il fossato è il vostro migliore alleato perché rende interessante e remunerativo il progetto (e funge da deterrente per la concorrenza). … Oltre a trovare un fossato dal quale siete in grado di emergere, dovete anche abbandonare tutti i vicoli ciechi nei quali state facendo girare i pollici. Dovete mollare i progetti, gli investimenti e le iniziative che non vi offrono la stessa opportunità. È difficile, ma è di importanza vitale.

La mediocrità è la soluzione dei perdenti 

Porsi il dubbio se mollare o meno è già un’opportunità per migliorarsi. La reazione di fronte alle difficoltà del fossato spesso è la prudenza. Produrre il solito e, come visto, sposare mestamente la mediocrità. Non molliamo, preferiamo soffrire poco che causare ipotetici problemi cambiando.

Scegliere la mediocrità è l’alternativa errata al mollare strategico.

Mollare è un dovere quando non si riesce a superare il fossato. E, insistiamo, in accordo con Godin, superare o meno il fossato non è una questione morale, ma strategica.

Bisogna sì mollare regolarmente, ma non a caso e non in maniera irrazionale e compulsiva. I rinunciatari compulsivi, ricominciano continuamente, perdendo tempo, risorse e credibilità. Bisogna a volte semplicemente cambiare tattica, non l’intera strategia sia che si tratti vendite, percorsi di studio, missioni spaziali, etc.

La decisione di mollare o meno dipende da quanto i benefici superino le difficoltà del fossato. Monitorare l’andamento del nostro successo ci aiuta a farlo. É un feedback per affrontare le difficoltà del momento senza farsi condizionare dal panico o dall’orgoglio e nemmeno dai titoli accumulati. Interessante in tal senso l’esempio dell’autore best seller Michael Critchon incluso nel testo da Godin:

Michael Crichton, il celebre autore di best-seller, ha mollato una potenziale carriera al massimo livello della professione medica. Lo ha fatto dopo essersi laureato alla Harvard Medical School e dopo avere svolto uno studio post-dottorato al Salk Institute for Biological Studies … Ha lasciato tutto questo per la vita imprevedibile dello scrittore. Non avendo lo stomaco che occorre per tagliare i pazienti, si è detto che il futuro di una carriera medica, anche della più brillante, non gli suscitava alcun entusiasmo, e ha mollato. Ha potuto prendere questa decisione perché era già entrato alla Harvard, aveva già vinto il post-dottorato – insomma, aveva già attraversato il fossato – e non si sentiva in dovere di trascorrere il resto della vita dedicandosi a un’attività che non amava, solo per proteggere il suo orgoglio. Di punto in bianco ha mollato e ha ricominciato. Lui l’ha fatto; e voi?

Non di deve quindi cercare di sopravvivere al fossato, ma sfruttarlo come opportunità per creare qualcosa di talmente straordinario che ci faccia primeggiare. Questo perché il contrario di mollare non è: aspettare di vedere cosa succede, ma reindirizzare:

Il contrario di mollare è una strategia nuova e irrobustita in grado di risolvere il problema una volta per tutte. … Il fossato è un ambiente flessibile, che muta in funzione dell’impegno con cui lo affrontiamo. Di fatto, è assai probabile (quasi sempre) che un’azione aggressiva da parte vostra possa renderlo un luogo molto peggiore, ma anche molto migliore. … Quando soffrite al punto di voler mollare, siete nella posizione di chi non ha nulla da perdere. E chi non ha nulla da perdere ha in mano uno strumento di enorme efficacia. Potete tentare il tutto per tutto. Sfidare l’autorità. Provare alternative mai provate prima. Calarvi nel problema e farlo al punto di uscirne dalla parte opposta.

Mollare in maniera programmata, in definitiva, lo ripetiamo, non significa fallire.

Fallire … significa porre fine al proprio sogno. Si fallisce quando si rinuncia, quando non si hanno altre alternative o quando si molla con frequenza tale da esaurire il tempo e le risorse di cui si dispone. Molti sono presi dall’ansia del fallimento. Sappiate, però, che mollare in modo intelligente è il mezzo più efficace per evitare il fallimento.

In conclusione il testo di Godin si può riassumere nella frase:

Si può desistere o essere eccezionali: nel mezzo rimane la mediocrità.

Un testo che prima di arrivare alle battute finali ci invita all’azione a prendere carta e penna e a pensare se sentiamo di dover mollare qualcosa: un progetto professionale o personale. Se il pensiero esiste, passiamo all’azione, molliamo quel qualcosa, quel progetto

per trovare le energie che [c]i permetteranno di dare l’assalto ai fossati che contano.

Chi è Seth godin?

Seth Godin è un imprenditore, esperto di web marketing. Autore di numerosi bestseller internazionali come La mucca viola. Inserito nella Direct Marketing Hall of Fame e nella Marketing Hall of Fame, i suoi ultimi due lavori sono Questo è il marketing e La pratica.

Matteo Lobina
Su Quintuplica scrivo di marketing. Ho creato Letteratura istantanea, ma questa è un'altra storia.

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